Problemi della transizione 1984
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
non così lineare come afferma Bedeschi 28 — e senza voler discutere il quasi esclusivo ricorso ai testi giovanili di Marx, sembra che ancora una volta le corrispondenze stabilite siano piuttosto generali. È noto, infatti, come Hegel e Marx par tano da presupposti diversi e si pongano fini so ciali e politici certo non assimilabili. Della rivo luzione francese, poi, Marx riconosce la grande carica innovatrice e ne contesta, semmai (insie me ad altre correnti del pensiero socialista e co munista del tempo), la limitatezza delle acquisi zioni, ovvero, l ’ essere rimasta sul terreno della conquista della libertà e della democrazia politi che, senza essersi spinta fino alla libertà e demo crazia sociale, piena. Alcune delle tesi espresse da Bedeschi si trova no anche in Colletti che, come si è accennato, fa vertere la propria critica intorno al tema della scientificità del pensiero marxiano. Il marxismo, afferma Colletti, presenta il proprio metodo co me scientifico in quanto esso riuscirebbe a co gliere «il corso storico reale come uno sviluppo causale-oggettivo». Dal momento che, però, «questo sviluppo causale è chiamato, di fatto a produrre un fine, a realizzare un “ valore ” », il marxismo dimostra di essere non una teoria scientifica bensì un ’ etica, una concezione assio- logicamente orientata 29 * . Sia l ’ analisi della so cietà capitalistica, sia la prospettiva comunista scaturirebbero, perciò, da un giudizio di valore, da un dato soggettivo che, in quanto tale, non può essere definito scientifico . La scienza, in fatti, «non può stabilire differenze di valore» tra Luna e l ’ altra formazione sociale; «per la scien za, tutte le forme e i modi d ’ essere della realtà hanno eguale valore». L ’ asserzione della superio rità della società comunista su quella capita listico-borghese non può dunque assumere la di gnità di scienza, ma dev ’ essere circoscritta entro la sfera della morale. Il marxismo «ha mescolato e confuso tra loro, in modo incongruo, “ fatti ” e “ valori ” , “ cause ” e “ fini ” » 31 e ciò perché Marx è portatore di una concezione del mondo di stam
po hegeliano che scorge nella storia un processo dialettico tendente, necessariamente, ad un fi ne. Il connubio tra dialettica e causalismo dareb be così luogo alla confusione detta 32 . In tal mo do, Colletti esclude qualsiasi validità nelle scien ze sociali del metodo dialettico; nello stesso tem po, sottace la qualità diversa della dialettica he geliana da quella marxiana, il rovesciamento operato nel rapporto razionale-reale 33 . Cafagna, per parte sua, riconduce la «crisi del marxismo» a tre motivi principali: a) il fallimen to del sistema sovietico, di cui si è già parlato; b) conseguentemente, «la caduta della speranza in esperimenti successivi a quello sovietico»; c) il mutamento qualitativo della società capitalistica attuale rispetto a quella dell'Ottocento e l ’ affac ciarsi di un ’ ipotesi di democrazia conflittualista che soppianterebbe la teoria marxiana della rivo luzione 34 . In base a questi tre motivi l ’ autore di stingue la «crisi del marxismo» in «fattuale» e «ideale» 35 . L ’ alternativa al modello marxiano non è, però, secondo Cafagna, la proposizione semplice di strategie gradualistiche, bensì l ’ ela borazione di una teoria, appunto quella della democrazia conflittuale, che non si muova se condo schemi consolidati una volta per tutte, ma che tenti di dar soluzioni «fluide» e man mano rinnovabili ai problemi che la complessità dell ’ oggi pone. L ’ idea di democrazia conflittua le non vuol prescindere dall ’ economia di merca to ma nello stesso tempo rifiuta di ridursi ad es sa: «Mi pare indubbio che la sostanza dei princi pi socialisti sia di natura opposta a quelli dell ’ economia mercantile. Si tratta però di vede re se questa opposizione debba essere intesa in senso soppressivo oppure no. Rispondere affer mando la superiore fecondità del conflittualismo significa anche rispondere a questa domanda. Interesse socialista è non la rivendicazione del mercato, ma la salvaguardia delle condizioni di namiche ottimali per una conflittualità avanzata e dotata di sbocchi» 36 . Avanzare ipotesi conflit- tualiste, comunque, non vuol dire rigettare in
28 In mezzo alla vasta letteratura sull ’ argomento si vedano i recenti con tributi di Cesa e Weil: CLAUDIO CESA, Il pensiero politico di Hegel. Guida storico critica, in partic., p. XXVIII della Introduzione; ERIC WEIL, Hegel e il concetto di rivoluzione , trad. it. di Pier Franco Taboni, pp. 83-102, in partic. pp. 86-87. Entrambi questi scritti si trovano nel volume edito da Laterza, Roma-Bari 1979 29 Lucio C olletti , Kelsen e la critica del marxismo, in MO, 1979, 4, pp. 57-58.
30 /W.,p. 58. 31 ZW.,p. 59. 32 Ibid. , pp. 59-60.
pp. 72-77. 35 ID., Il leninismo tra passato e futu ro, cit.,p. 66. 36 ID., Democrazia conflittuale e crisi del marxismo, cit., p. 77.
33 D ’ altra parte si tratta di una vecchia questione, a proposito della quale può ancora oggi essere utile il rimando alla lettura diretta del testo marxiano. Si veda, in particolare, KARL MARX, Po scritto alla II edizione del I libro del Capitale, trad. it. di Delio Cantimori, Einaudi, Torino 1975, pp. 18-19 34 L uciano C afagna , Democrazia conflittuale e crisi del marxismo, cit.,
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