Problemi della transizione 1984

Socialismo e liberalismo

da due recenti saggi di Pera 40 . L ’ autore non sembra dire molto di nuovo, né rispetto agli articoli di Colletti e di Bedeschi, né rispetto alla critica popperiana al marxismo, an che se egli vuol collocarsi su una linea non del tutto omogenea al popperismo ed ama definirsi «un kantiano quasi ortodosso» 41 . Pera sostiene che il marxismo, nonostante le numerose obie zioni che gli sono state mosse, riesce a mantenere un forte potere seduttivo sulle menti in quanto è in grado di coinvolgere sia la ragione sia le emo zioni umane. Sulla ragione influisce l ’ asserzione del metodo scientifico; sulle emozioni, il conte nuto etico 42 . Il risultato, però, sarebbe «una mo struosità concettuale», poiché scienza e «fede», scienza ed etica sono coppie antitetiche, o me glio, la fede e la scienza non possono costituire «oggetto di scienza» 43 . Ritorna, nell ’ intervento di Pera, la critica alla dialettica quale metodo. La dialettica si oppone al procedimento «sperimen tale» in quanto quest ’ ultimo non può essere usa to per dimostrare la necessità di un programma «assiologicamente orientato» 44 . Viene così affer mata, con forza, l ’ irriducibilità tra scienza e va lori e, quindi, la neutralità della scienza, il carat tere universale — in quanto astratto — di que sta, la sua non condizionatezza ideologica. La visione che Pera ha della scienza — e che per certi versi ha anche Colletti — fa capo ad un modello di scientificità fortemente indipendente dai soggetti e dalla società. Ciò significa che scienza e storia (modo di produzione, articola zione sociale, sistema politico, cultura dominan te), sono scollegate, come scollegate sono le teo rie scientifiche dai loro produttori che in manie ra idealistica vengono identificati in una «comu nità degli scienziati», deputata, appunto, alla elaborazione di una scienza dai connotati «puri». Come si è visto, un dato che emerge dagli arti coli di Pera, di Colletti e di altri è la contestazio ne della scientificità del metodo marxiano in quanto dialettico. Questo atteggiamento negati vo nei confronti del metodo adottato da Marx ed

blocco il marxismo, ma riconoscerne l ’ inadegua tezza delle soluzioni relativamente ad alcune questioni del vivere attuale 37 . Il fatto è, ad avvi so di Cafagna, che una rivoluzione, così come la concepiva Marx, può forse produrre risultati in feriori rispetto alla «via della continuità conflit tuale» 38 , e questo perché il modello rivoluziona rio marxiano è storicamente datato, adatto per un tempo «in cui la stretta capitalistica sulla clas se operaia poteva effettivamente apparire soffo cante e senza spiragli» 39 . L ’ interesse delle posizioni di Cafagna pare evi dente. Bisogna però dire che le sollecitazioni che queste potevano fornire non sono state raccolte e ampliate — se non in sporadici casi — nel corso del dibattito su «Mondoperaio», teso piuttosto, come vedremo nella seconda parte di questo la voro, a riaffermare concetti neo-liberisti e neo mercantilisti. Sembra, comunque, che l ’ ipotesi conflittualista si limiti alla prospettiva di una re golamentazione e razionalizzazione del sistema esistente, ad una programmazione della produ zione rispondente il più possibile al soddisfaci mento dei bisogni sociali, ad un allargamento della partecipazione alle scelte, ad una redistri buzione più equa delle ricchezze. Il che, certo, non è poco, ma non è ancora l ’ idea della trasfor mazione. In fondo, mi pare si tratti della propo sta per un miglior utilizzo del Welfare State — che però al contempo si critica — e di una teoria che presenta alcune assonanze con la lettura «da sinistra» dell ’ analisi sistemica. Come emerge da questi articoli, uno dei punti più toccati nella valutazione del pensiero di Marx ed Engels è il tema della scientificità di tale pensiero. Perciò, prima di entrare nel merito di alcune questioni sollevate dagli scritti sopra esa minati, può essere opportuno vedere, in linea di massima, il modo con cui la vexata quaestio del la scientificità del marxismo è stata affrontata, anche perché essa sembra rappresentare la posi zione generale di un problema che poi si dirama in svariati sottoproblemi specifici. Ciò, a partire

37 «Non vi è nessuna ragione, credo, ancora oggi, per rifiutare i termini ge nerali della analisi svolta da Marx sulla natura del capitalismo e sulla natura della condizione operaia creata dal ca pitalismo... Il problema è dunque un altro» dal momento che «il conflitto fondamentale che Marx aveva indivi duato nella società contemporanea ha imboccato altre vie di regolamento». Ibid. , pp. 75-76. 38 Ibid. , p. 76. 39 Ìbidem. 40 M arcello P era , La seduzione

scientifica del metodo marxiano , in MO, 1982, 1, pp. 84-94; ID., Ragion critica e democrazia , in MO, 1982, 5, pp. 94-99. 41 Si confronti, proposito, la lucida e informata recensione di GASPARE Po- LIZZI al libro di Pera, Popper e la scien za su palafitte , in «Dimensioni», 1981, 18, pp. 107-110. 42 M arcello P era , La seduzione scientifica del metodo marxiano, cit. , p. 89. 43 I bid ., p. 88.

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