Problemi della transizione 1984
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
Engels e, conseguentemente, della loro dottrina, si riflette nel modo, per certi versi, sommario con cui vengono affrontati gli aspetti specifici che danno forma e contenuto a tale dottrina nel la sua globalità. Sono due i punti sui quali sembra opportuno soffermarsi: la teoria economica e la concezione della storia. «È dai tempi di Croce e di Sorel, di Werner Sombart e Conrad Schmidt, di Boehm-Bawerk e di Bernstein, che la tematica del valore-lavoro ha costituito il punto di partenza, muovendo dal quale si è passati a mettere in discussione lo sta tuto teorico del marxismo, il suo rapporto con la strategia del movimento operaio, la sua teoria della storia e il suo approccio al “ movimento rea le ” (rapporto tra prius logico e prius storico, ecc.)» 4 , ed è su questa linea che si attestano molti degli interventi comparsi su «Mondope- raio». In particolare, Colletti ripropone al riguar do la tesi della scissione tra il Marx scienziato e il Marx filosofo: dalla teoria del valore-lavoro Marx ricava una teoria sociale rivoluzionaria. Egli, cioè, opererebbe, un salto logico, passando, sen za alcuna giustificazione, dal piano della con traddizione logico-dialettica a quello della con traddizione storico-reale 45 6 . E evidente il tentati vo di dimostrare che tra teoria del valore-lavoro e realtà sociale, tra scienza e politica, esiste uno scollamento. In altri termini, secondo quella in terpretazione, la teoria del valore-lavoro sarebbe riferibile ad astratti moduli categoriali e non de sumibile da un ’ analisi del reale concreto. Si può osservare: in primo luogo, che la vali dità della teoria del valore-lavoro sembra trovare conferma nella valutazione dei rapporti macroe conomici 47 ; in secondo luogo, che la sua aderen za allo storico-sociale è data anche dall ’ essere in serita in una più generale analisi della storia e del movimento reale 48 , analisi che nella quasi to talità degli articoli pubblicati da «Mondoperaio» viene tacciata di determinismo, finalismo, teleo- logismo 49 . Non sembra, però, che in Marx si possa riscontrare una visione deterministica della sto ria, come non è possibile riscontrarvi un deter minismo economico o una visione della rivolu zione quale «crollo», con conseguente e necessa ria instaurazione del comuniSmo. Non si posso no perciò attribuire a Marx le colpe che saranno proprie di vasti settori del marxismo della Secon da Internazionale. In Marx assistiamo, invece, all ’ inscindibilità del nesso tra il livello dell ’ eco nomia e gli altri diversi livelli dell ’ agire umano. Ciò appare chiaro se rapportato alla teoria della rivoluzione, intesa come movimento di trasfor mazione oggettivo e nello stesso tempo coscien te. Al di fuori di ogni determinismo e teleologi- smo, ma anche al di fuori di ogni astratto sogget tivismo e volontarismo, Marx pone l ’ accento sia sul dato oggettivo dell ’ economico e dell ’ intrec cio politico, ideologico e culturale, sia sul dato soggettivo della consapevolezza umana. Gli uo mini, viventi entro determinate forme di relazio ne, hanno la possibilità di scegliere il corso della loro vita, cioè fanno la loro storia 50 . Si può, a questo punto, trarre una prima serie di conclusioni. Va subito detto che il dibattito sulla «crisi del marxismo» svela la complessità teorica e politica di essa 51 . Con «crisi del marxi smo» si intendono, dunque, cose diverse, tante quanto è vasta la molteplicità di significati attri buiti al marxismo medesimo. «Crisi del marxi smo» è, così, crisi della elaborazione marxengel
45 R oberto R acinaro , Economia e politica nel marxismo. Note sul dibat tito teorico attuale, in «Critica marxi sta», 1977, 1, p. 99. 46 Per una precisa messa a punto del concetto di valore-lavoro, si veda, GIU SEPPE PRESTIPINO, *Crisi del marxi smo» e storicità delle forme-valore , «Critica marxista», 1978, 3, pp. 37-48. 47 Cfr. al proposito, M aurice D obb , Lz critica dell'economia politica, trad. it. di Aldo Serafini, in AA.W ., Storia del marxismo. Einaudi, Torino 1978, Voi. I, pp. 91-117. In partic. pp. 97-103. 48 Com ’ è noto, Marx riconduce a due elementi principali lo svolgersi del mo do di produzione capitalistico: la so cietà capitalistica produce merci e pro duce plusvalore. Al centro di tale visio ne sta la nozione di lavoro, come lavoro astratto, indicato quale produttore di
valore, nella duplice accezione di valo re d ’ uso e valore di scambio. Importan za prioritaria ha il valore di scambio, (valore nella sue determinazione astrat ta), non il valore d ’ uso, (valore nella sua determinazione concreta). Ciò im plica che, per Marx, nella società capi talistica, l ’ uomo e il lavoro concreti so no messi in subordine rispetto ad una dimensione formale che non appartie ne loro; di conseguenza, l ’ uomo stesso non è che una semplice funzione del si stema complessivo, una determinazio ne astratta a sua volta, una merce che produce altre merci e, soprattutto, che produce plusvalore. Ma se l ’ uomo è, né più né meno, un ingranaggio, sostitui bile, della macchina capitalistica, ciò significa che nella forma sociale bor ghese esso non viene valutato quale portatore di determinati bisogni e desi deri, di cultura, di valori, di potenzia lità, bensì viene ridotto a mera unilate ralità astratta, unicamente a strumento di produzione. In questo senso, la teo ria economica marxiana è anche teoria dell ’ alienazione umana, della estra neazione totale degli individui, della loro disumanizzazione. 49 Cfr. tra gli altri: LUCIO COLLETTI, Lz crisi del marxismo, cit., p. 60; ID., Kelsen e la critica del marxismo, cit., p. 57; L uciano P ellicani , Comuni Smo e sottosviluppo, cit., p. 69; ID., Scienza e profezia in Marx. in MO, 1981,4, pp. 130-131 ; ID ., Attualità di Bernstein. in MO, 1981, 6, pp. 87-93. In partic. p. 88. 50 Sulla storia in Marx ed Engels si ve da soprattutto H elmut F leischer , Marxismo e storia, trad. it. di Max von Stein, Il Mulino, Bologna 1970. 51 E utile, a questo proposito, prende re visione del gruppo di saggi pubbli cati sui numeri 21/1981 e 23/1982 del
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