Problemi della transizione 1984

Socialismo e liberalismo

siana e del ventaglio interpretativo di tale elabo razione, scandito dalle vicende delle Internazio nali; è, anche, «crisi di strategia» dei movimenti che al marxismo si richiamano. Se poi si muove dal presupposto che i sistemi del «socialismo rea le» costituiscono la proiezione pratica della dot trina marxengelsiana, la «crisi» si fa discendere dal giudizio negativo che si esprime su questa so cietà. Si tratta di aspetti certamente interdipen denti, ma nello stesso tempo non riducibili l ’ uno all ’ altro. La linea emergente da «Mondoperaio», però, tende ad affrontare la questione come un blocco unico, senza distinguere i diversi elementi, senza delimitarli nella loro specificità. Assistiamo, per ciò, ad un confuso intrecciarsi di argomentazioni e di tesi interpretative. La sommarietà e tenden ziosità di questo tipo di approccio si manifesta su tre versanti: a) confusione tra pensiero marxiano e suoi sviluppi; b) conseguentemente, semi obli terazione degli scarti esistenti tra dottrina mar xengelsiana ed interpretazioni date dalle Inter nazionali; c) asserzione dello scollamento tra teoria storico-economico-politica marxiana e mo vimento reale. Pare, d ’ altra parte, che una chia rezza maggiore non sia voluta, in modo da poter costruire una sorta di schema inglobante il mar xismo nelle sue varie forme, uno schema che per metta di affermarne la crisi complessiva, intesa come tramonto definitivo del marxismo medesi mo. In definitiva, pare trattarsi dell ’ esecuzione di un gioco ad incastro. Tolto un pezzo, la logica del gioco resta sconvolta e il gioco crolla. Indubbiamente, vi sono nel pensiero di Marx e nel marxismo insufficienze: sull ’ idea di sogget to, di democrazia, di libertà. Vi sono anche rigi dità, difficoltà e pure contraddizioni e vi sono arcaismi nell ’ analisi economica e politica. E da vedere se ciò — come si pretende — infici la dot trina marxiana nei suoi «fondamenti». Soprat tutto è da valutare se la base su cui si regge l ’ in tera costruzione di Marx ed Engels, la concezione materialistica della storia, è tuttora solida, dal momento che la «crisi del marxismo» sembra es senzialmente coinvolgere questo piano. E del re sto vero che non è da oggi che si parla di «crisi del marxismo». In passato, a più riprese, pur con le ovvie differenze dovute alle contingenze tem porali diverse, si è dibattuto sulla crisi della teo ria marxiana e del movimento marxista. La storia

delle Internazionali ne è una testimonianza. Per tornare alla linea prevalente in «Mondope raio», sembra che l ’ interesse nei confronti della tradizione marxista e socialista sia essenzialmen te polemico, volto più a liquidarla che a ridiscu terla. Si rileva, infatti, non tanto lo sforzo per un ’ intelligenza non dogmatica delle concezioni marxiane e marxiste, quanto una vera e propria levata di scudi contro di esse, che paiono venir considerate poco più che un intralcio, un ingom brante fardello ideologico di cui è necessario di sfarsi allorché ci si incammini su «nuove» strade culturali e politiche. Contrastare questa linea, però, non significa voler recuperare a tutti i costi il marxismo, magari riempiendolo dei contenuti più diversi e riducendolo, di fatto, a vuota for mula. E non significa neppure riaffermarlo nella sua «purezza». Contrastare questa linea significa non accettare l ’ operazione che essa sottende, che pare falsare, sotto molti versi, i presupposti stessi del pensiero e della prassi del socialismo. Quello che mi sembra non possa essere messo in discus sione del marxismo sono i valori generali, le ten sioni alternativistiche e, nelle sue direttrici di massima, la sua analisi della società. Tutto ciò vuol dire riconoscere la stretta interrelazione tra marxismo e movimento reale e vuol anche dire riaffermare il marxismo come componente es senziale del socialismo, non quale mero banco di prova per esercitazioni dialettiche più o meno brillanti. Solamente riconoscendo le radici pro fonde nel civile e nel politico della dottrina mar xiana è possibile procedere ad una critica, anche serrata, ma non ideologica dei suoi limiti, che, oltre a quelli sopra accennati, sembrano sostan zialmente consistere nell ’ insufficienza di una proposta, oggi praticabile, di mutamento. Le ca tegorie classiche del pensiero marxista, infatti, rispondono solo parzialmente all ’ esigenza, che si pone con la forza e il peso dei fatti, dell ’ elabora zione di un progetto di trasformazione adeguato alla soluzione delle questioni veicolate dall ’ at tuale complessità sociale e politica. In questa si tuazione: quali sono le prospettive della trasfor mazione? Quale tipo di società si vuol costruire e come si definisce la «qualità della vita» in questa nuova società? Qual è il soggetto della trasfor mazione stessa? È a queste domande, a mio avvi so, che il marxismo non risponde soddisfacente mente, ed è a queste domande che deve rispon 123

la rivista «Problemi del socialismo». Si tratta di due fascicoli monografici de dicati, appunto, alla «crisi del marxi smo», che, pur risentendo, in alcuni contributi, di un ceno dottrinarismo di fondo, riescono a porre assai bene in luce la vasta dimensione del problema.

Made with FlippingBook - Online catalogs