Problemi della transizione 1984
Socialismo e liberalismo
loro sempre più marcata indipendenza recipro ca, il sempre più elevato grado di autonomia, in particolare di quello del «sottosistema» politico. Si intende bene come secondo tale impostazio ne, che sembra vertere sul concetto di funzione in sostituzione di quello di relazione sociale, le categorie interpretative marxiane — che fanno parte, a parere di Luhmann, insieme a quelle li berali, cristiane, psicoanalitiche, ecc., della «tra dizione vetero-europea» — non siano in grado di afferrare la complessità a più livelli delle società moderne 55 . Il taglio di queste note non consente di entra re nel merito di tale problematica, sulla qua le, del resto, già molti interventi, da sponde di verse, possono essere registrati 56 . Quello che qui interessa è vedere come essa venga presentata in «Mondoperaio» e a quali implicazioni dia luogo. Il riferimento d ’ obbligo è agli articoli di Ruffolo che sull ’ argomento ha svolto un ’ ampia e artico lata riflessione. Nel saggio, Per un approccio scientifico alla democrazia socialista, Ruffolo usa la teoria dei si stemi in relazione, da un lato, alla cultura marxi sta, dall ’ altro, alle questioni sollevate dall ’ attua le sviluppo capitalistico. La dottrina marxengel- siana, ad avviso dell ’ autore, «non è in grado di dare risposte a molti nuovi problemi nascenti dallo sviluppo delle società industriali del nostro tempo». Si avverte, quindi, l ’ esigenza di «tenta re un nuovo e realistico approccio alla costruzio ne della società socialista». Questo ci «è offerto da quegli schemi concettuali che permettono di trattare i problemi delle organizzazioni altamen te complesse: schemi che sono generalmente compresi nella definizione di analisi sistemica, o di teoria dei sistemi» 57 . L ’ elaborazione di Marx, per parte sua, può essere considerata, secondo Ruffolo, una delle prime teorie sistemiche, pur trattandosi di un «sistema chiuso», rimasto impi gliato «nel grande disegno della dialettica hege liana» 58 e pur abbracciando «il mito di un pro getto inscritto nella storia» 59 . Il modello sistemi co marxiano, proprio perché chiuso, denotereb be una dinamica soltanto interna e quindi il suo sviluppo apparirebbe già predeterminato e non lascerebbe spazi alla «progettabilità», la quale è «condizione fondamentale dei sistemi aperti» 60 . Inoltre, il modello marxiano, alieno da una valu tazione dei problemi connessi al «governo della complessità», sarebbe carente per quel che ri guarda la teoria politica e la teoria della «pianifi cazione». Ne consegue, a parere di Ruffolo, che «il marxismo... è una teoria dello sviluppo capi talistico e non una teoria della democrazia socia lista» e ciò perché scorge nel socialismo una for mazione automaticamente autoregolantesi 61 . Questo, però, «non significa affatto... che il marxismo non ha nulla da insegnare alla teoria del socialismo moderno... In verità, qualunque modello socialista che non incorpasse la grande lezione del marxismo, tornando alle forme etico normative o dell ’ ingegneria sociale ingenua del le utopie pre-marxiste, rappresenterebbe una pura e semplice regressione culturale» 62 . Ruffolo getta così le basi della sua ipotesi di integrazione tra marxismo e teoria dei sistemi, ipotesi che, però, come vedremo tra breve, non sembra potersi praticare. La linea argomentativa che l ’ autore segue può essere sinteticamente compendiata nella maniera seguente. Nei confronti dell ’ analisi sistemica, osserva Ruffolo, è necessario mantenere un atteggia mento vigile, dal momento che essa, «consape volmente o no», è soggetta ad interpretazioni di tipo conservatore, in quanto isola «gli aspetti for mali dell ’ azione di un sistema (la sua efficienza') dai suoi contenuti e dai suoi scopi» 63 . L ’ approc cio sistemico, inoltre, restando circoscritto «al funzionamento di un sistema determinato, sen za mai investire la sua realtà sociale», analizzan do «le forme di regolazione dei conflitti, a pre scindere dalla loro natura storica», esaminando «la domanda politica, a prescindere dai suoi con tenuti concreti», si trova «agli antipodi dell ’ ana lisi marxista» 64 e «fornisce al buon senso antide
55 Cfr., al proposito, ID., Comples sità, potere, democrazia, saggio intro duttivo al testo di NIKLAS LUHMANN, Potere e complessità sociale, trad. it. di Reinhard Schmidt e Danilo Zolo, Il Saggiatore, Milano 1979. Si veda an che, C esare L uporini , Marx!Luh mann: trasformare il mondo o gover narlo?, in «Problemi del socialismo», 1981, 21, pp. 57-70. 56 Basti pensare alla polemica Haber mas-Luhmann, risalente al 1971 e ai numerosi interventi di molti esponenti del cosiddetto neo-marxismo tedesco (Naschold, Offe, Hondrich, Narr,
ecc.). 57 G iorgio R uffolo , Per un approc cio scientifico alla democrazia sociali sta, in MO, 1978, 10, pp. 55-56. 58 lbid., p. 57. 59 ID., Il socialismo tra l'utopia e la scienza, in MO, 1978, 12, p. 89. 60 ID., Per un approccio scientifico al la democrazia socialista , cit., p. 57. 61 Ìbidem. 62 lbid. , p. 58. 63 Ìbidem. 64 lbid., pp. 58-59- Si veda, anche, al
proposito, D anilo Z olo , La sfida di Luhmann, in MO, 1980, 4, p. 92: «L ’ opera di Luhmann è una sfida ag gressiva e difficilmente resistibile nei confronti di ogni concezione sociologi ca che presenti un impianto umanistico e storicistico, e ciò vale in modo parti colare per il marxismo».
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