Problemi della transizione 1984
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
mocratico la base di una raffinata elaborazione concettuale» 65 . Se poi si guarda più da vicino il concetto luhmanniano di «pianificazione politi ca» vi si trova sottesa una tensione tecnocratica ed autoritaria, «anche se la più elegante e artico lata che sia stata elaborata finora» 66 67 . L ’ idea di pianificazione politica, infatti, non contempla la risposta alle domande emergenti dal sociale, elu de l ’ ipotesi della partecipazione collettiva alle scelte, non considera il consenso, in quanto tiene sullo sfondo l ’ immagine di un potere diretta- mente autolegittimantesi. Però, obietta Ruffolo, «come si possono conoscere i bisogni se si esclude la discussione con i loro titolari? Se si esclude la partecipazione^ 1 . E anche vero, comunque, prosegue l ’ autore, che l ’ esigenza di «tecnicizzare una grande parte delle decisioni» è legittima, in quanto democrazia non vuol dire discutere di tutto, ma vuol dire mettere tutti in grado «di di scutere sulle cose essenziali» 68 . Per questa serie di motivi «da un ’ analisi sistemica della società mo derna... si può arrivare a conclusioni opposte a quelle di Luhmann: non all ’ esigenza di una spe cializzazione e spoliticizzazione del potere, ma a quella... della partecipazione; non a una demo crazia guidata , ma ad una democrazia autorego lata. La teoria di Luhmann offre a questa “ ver sione rovesciata ” una base estremamente stimo lante» 69 . Ruffolo non è esplicito al proposito, però sem bra che muovendo da questa «versione rovescia ta» si possa procedere al recupero e all ’ innesto nel funzionalismo sistemico della «grande lezio ne del marxismo», in modo da addivenire alla proposizione di un nuovo modello sociale, di una teoria del socialismo moderno. Il marxismo, dunque, come correttivo dell ’ astratto formali smo dell ’ analisi sistemica. Simile interpretazio ne pare trovare conferma nelle seguenti parole dell ’ autore: «L ’ approccio sistemico può essere fe condo soltanto se aperto a una analisi concreta della situazione storico-sociale. Allora, lo sche ma si anima e rivela le sue potenzialità. Allora
esso consente di cogliere i nessi tra struttura politico-istituzionale e struttura sociale, in una situazione storica che presenti le caratteristiche della complessità e dell ’ incertezza» 70 * . Da più parti — compreso lo stesso Ruffolo, come si è visto — sono state avanzate alla teoria dei sistemi critiche anche violente, incentrate, in particolare, sulle idee di complessità, di demo crazia, di differenziazione funzionale, rilevan done, di volta in volta, il carattere astratto, for male, vuoto, duttile al cospetto delle sollecita zioni più diverse, anche di quelle più aperta mente conservatrici. Si tratta, nel complesso, di una visione della società che, sotto il riguardo di uno dei suoi concetti fondanti, quello appunto di complessità, connesso alla nozione di diffe renziazione funzionale, pare — come accennato — porsi in alternativa radicale al modulo teorico marxengelsiano, basato, invece, nella sua analisi sociale, sulla categoria di relazione. Le contesta zioni mosse in ambito marxista e neo-marxista all ’ impostazione funzionalistica della teoria si stemica son relative ad una evidenziata incom prensione da parte di questa della realtà sociale, nel suo dinamismo, ed anche nella sua datità, dal momento che tale teoria non percepirebbe la dimensione storica effettiva dei fenomeni, che presentano sempre uno scarto rispetto al model lo dato. Le critiche, poi, si rivolgono con partico lare forza al tema della democrazia, di cui l ’ ana lisi sistemica tende a limitare i margini sostanzia li, poiché ritiene che un suo «eccesso», ovvero un suo ampliamento, di fatto comporti tassi via via maggiori di ingovernabilità. Al proposito, quale correttivo di tale «eccesso», la teoria dei sistemi indica nella riduzione guidata dall ’ alto della de mocrazia, la terapia opportuna. Vengono così espunte le possibilità di scelta e le capacità di de mocratizzazione «dal basso», di cui individui, gruppi, classi, movimenti sociali, organizzati e non, possono essere i portatori. L ’ analisi sistemi ca presenta, in tal modo, i contorni di uno sche ma teorico in sé «funzionale», ma del tutto scol
65 G iorgio R uffolo , Luhmann visto da sinistra, in MO, 1981, 1, p. 93. 66 ìbid.,?. 94. 67 Ibid., p. 95. L ’ autore ribadisce i medesimi concetti negli articoli, L ’ av venire del riformismo, in MO, 1982, 1, pp. 95-99, in partic., p. 96, e Riformi smo pragmatico e riformismo radicale, in MO, 1982, 4, pp. 93-97, in partic., p. 97. 68 Ma chi stabilisce quali sono le «cose essenziali»? L ’ indeterminatezza della formulazione può dare adito a letture diverse. Nell ’ attuale sistema di potere,
di fatto, è il potere stesso, o meglio, i gruppi più forti che si muovono al suo interno, a decidere quali siano le «cose essenziali». 69 G iorgio R uffolo , Lubmann visto da sinistra, cit. , p. 95. 70 ID., Per un approccio scientifico al la democrazia socialista , cit., p. 59 71 D anilo Z olo , La sfida dt Lub mann, cit., p. 95.
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