Problemi della transizione 1984
Socialismo e liberalismo
legato, se non addirittura opposto ad istanze di cambiamento e completamente orientato — in dipendentemente da bisogni e desideri indivi duali e collettivi — alla correzione delle storture esistenti, per la ottimale governabilità del siste ma presente. In conseguenza di ciò, l ’ ipotesi prospettata da Ruffolo, l ’ integrazione tra marxismo e teoria si stemica — ipotesi suggestiva ma non definita — appare debole. «Il funzionalismo sistemico — osserva Zolo — si presenta nei confronti della tradizione socialista e marxista come una minac cia di radicale alternativa teorica, che non può essere assorbita entro apologetici tentativi di sin tesi» 71 . Ed è appunto questo aspetto di opposi zione tra modello marxiano e modello sistemico — che lo stesso Ruffolo riconosce — a non per mettere la loro conciliazione: da un lato, abbia mo una forte tensione verso la trasformazione, dall ’ altro, l ’ esclusione di formulazioni alternati- vistiche e l ’ affermazione forte della controllabi lità e governabilità dello status quo, in particola re nella sua forma moderna di Welfare State. In definitiva, secondo la lettura «neo socialista» di Ruffolo, il marxismo andrebbe a costituire l ’ elemento dinamico, l ’ apertura allo storico-sociale della teoria dei sistemi. Non sa rebbe, cioè, che l ’ elemento critico inglobato in essa, la sua «corrente» di sinistra. Sembra, così, che l ’ ipotesi di Ruffolo sottintenda, tutto som mato, un drastico ridimensionamento dell ’ ela borazione marxiana, ridotta semplicemente a «funzione» del «sistema» complessivo. 2.2 Teoria marxiana e neo-liberalismo In questi ultimi tempi l ’ interesse per il pensie ro liberale è in netta ripresa: le iniziative edito riali che ne ripropongono i testi classici e le nuo ve esegesi, il grande numero di articoli e mono grafìe, il fiorire di dibattiti e conferenze sull ’ ar gomento sono di ciò preciso indice. Ruolo non
marginale nella discussione e rielaborazione del le concezioni liberali riveste «Mondoperaio» 72 . Del resto, si tratta di un interesse che coinvolge settori abbastanza ampi della sinistra italiana, fi no ad ieri professanti «fede» marxista ed oggi convertitisi al liberalesimo. Su questa base viene anche decretata la crisi definitiva del marxismo quale metodo di indagine della società e riaffer mata la centralità, nelle scienze sociali, della no zione di individuo. Come scrive Bobbio, pure nel constatare finalmente la fine dell ’ ignoranza reciproca delle due culture, non si può, nello stesso tempo, non restare meravigliati: «La ripro posta di Mill da sinistra è come se un liberale ve nisse fresco fresco a riproporre il Manifesto* 3 . Se la teoria dei sistemi rappresenta, per alcuni aspetti, la forma ideologica della conservazione del Welfare State, il neo-liberalismo sembra, prendendo le mosse della crisi di questo, rappre sentare l ’ ideologia del suo auspicato e proclama to tramonto. Se ne dichiara, infatti, l ’ eclisse non reversibile in quanto modello di organizzazione politico-istituzionale e sociale e vi si contrappon gono concezioni che predicano il primato dell ’ individualismo, del concorrenzialismo, del mercantilismo. Si tratta di un disegno che tenta di ridurre il più possibile l ’ intervento statale nei vari settori della società e che può essere riassun to nella formula dello «stato minimo» 74 . Riman do quasi costante dell ’ impostazione neo-liberale è al concetto popperiano di «società aperta», il quale si sviluppa in una logica che esclude qual siasi progetto di pianificazione sociale, dal mo mento che vede nella storia il dominio del caso, e che invece persegue l ’ idea della realizzazione piena di un accrescimento soggettivo, sia sul pia no dell ’ utile che su quello della cultura, tramite la competizione interindividuale. L ’ espressione «razionalizzazione del mondo», infatti, compito che spetta all ’ «ingegnere sociale», non sembra comportare un messaggio di pianificazione, ma semmai riaffermare l ’ insopprimibile esistenza della casualità. Scrive Bellone, al proposito: «La
alla prassi della democrazia occidenta le». E ugenio D e P isi e M aurizio F raioli , La democrazia su palafitte, in MO, 1981, 12, p. 99. 73 N orberto B obbio , Liberalismo vecchio e nuovo, in MO, 1981, 11, p. 87. 74 Scrive Zolo, al proposito: «Mentre nell ’ ambito di culture meno impre gnate di generica filosofia umanistica il revival liberale presenta, accanto ai suoi prevalenti aspetti ideologici, ana lisi di indubbia dignità scientifica... in Italia il liberalismo viene riproposto nei
suoi termini più generici: come conce zione generale della giustizia di tipo neocontrattualistico, à la Rawls o à la Nozick, se non addirittura come Wel- tanschauung individualistico-liberta- ria, nel solco dell ’ epistemologia falsifi- cazionista di Paul Feyerabend». DANI LO ZOLO, La ^società aperta* e i suoi amici. Neoliberalismo ed epistemolo gia popperiana in Italia, in «Critica marxista», 1982, 3, pp- 131-132.
72 Come scrivono De Pisi e Fraioli nel loro intervento, che, se non altro, ha il merito di porre in rilievo le intenzioni politiche che stanno alla base della ri proposizione «a tappeto» di tematiche neo-liberali, «un segno del tramonto della egemonia comunista sulla cultura italiana è il dibattito apeno da “ Mon doperaio ” sulla “ società aperta ” e i fondamenti della democrazia. Questo riconoscersi nei temi e nei problemi della tradizione liberal-democratica te stimonia, se ve ne fosse ancora biso gno, della seria e convinta adesione del Partito socialista italiano alla cultura e
127
Made with FlippingBook - Online catalogs