Problemi della transizione 1984

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

scienza che serve a razionalizzare la società è popperianamente tesa a distinguere tra fatti e decisioni', è una scienza che prende unicamente in considerazione le decisioni e che pertanto pri vilegia l ’ autonomia dell ’ etica di fronte all ’ idea che vi sia anche dell ’ altro, nel mondo grande e terribile dei rapporti tra gli uomini. Al fondo della questione sta un intreccio di tematiche che risalta di fronte a questa domanda: «Ma è davve ro un ’ alternativa assumere il disordine inerente alla natura stessa delle cose come una spiegazio ne programmatica degli effetti osservati?» 75 . Dalla casualità e dal disordine nella storia e nella società al rifiuto di un programma e alla conte- stazione di quelle concezioni che invece pongo no al centro del proprio sforzo l ’ elaborazione di un piano sociale il passo sembra breve. Come nota Bobbio, il «rinato interesse per il pensiero liberale ha due facce: per un verso è la rivendica zione dei vantaggi dell ’ economia di mercato contro lo stato assistenziale, per l ’ altro verso è la rivendicazione dei diritti dell ’ uomo contro ogni forma di dispotismo... Entrambi questi due gruppi di rivendicazioni sono polemicamente di retti contro le uniche due forme di socialismo si nora realizzate, contro il socialismo democratico, il primo gruppo, contro il socialismo dei paesi dominati dall ’ Unione Sovietica, il secondo grup po». Principalmente, però, dal momento che la contrapposizione al modello sovietico si dà per scontata, «bersaglio» del neo-liberalismo è «lo stato assistenziale, cioè l ’ esperimento socialde mocratico... Chi crede ancora di poter contrap porre un socialismo buono a uno cattivo dovreb be, secondo i neo-liberali, ricredersi. Tutto ciò che sa, anche lontanamente, di socialismo, an che nella sua forma più attenuata... puzza, è da buttar via» 76 77 . Gli interventi di cui, qui di seguito, si darà sinteticamente notizia, presentano un accavallar si di questioni di tipo metodologico-scientifico, epistemologico, politico-ideologico. Per la strut tura stessa di questo lavoro l ’ accento cadrà preva lentemente su queste ultime. Tali interventi muovono tutti dall ’ assunto dell ’ opportunità di desumere dal «metodo» popperiano della scienza le regole da applicare alla società e alla politica. Particolarmente significativi al proposito sono gli articoli di Pera, 1 fondamenti epistemologici del la società aperta, e di Pellicani, I nemici della so cietà aperta' 1 . Tra Pera e Pellicani si tratta di ve rificare nella società e nella politica i principi, le linee di massima, dell ’ elaborazione popperiana, ovvero, si tratta di dedurre dal «metodo della scienza» — che poi significa metodo popperiano — il metodo della politica e le indicazioni per la messa in essere di una società razionalmente arti colata 78 . Scrive Pera: «L ’ applicazione alla società e alla politica del razionalismo critico... mostra come dalla “ scienza su palafitte ” si passi alla “ so cietà aperta ” . Assumendo che il metodo delle congetture e confutazioni sia il vero e opportuno metodo della scienza, la società aperta risulta es sere — entro un margine di oscillazione non troppo ampio — la conseguenza necessaria dell ’ applicazione del metodo scientifico alla so cietà e alla politica» 79 . Si possono, così, trarre dal «metodo della scienza», indicazioni utilizzabili e sul piano istituzionale e su quello delibazione politica». Sul piano istituzionale: dal momento che le teorie scientifiche sono al loro interno di namiche, sottoposte a verifiche e ad aggiusta menti, moventisi secondo una serie di «conget ture e confutazioni», anche le forme istituzionali e sociali non potranno che essere dinamiche, soggette a miglioramenti, ma mai perfette. Sul piano delibazione politica»: dal momento che è stato «scientificamente» dimostrato che non po tranno mai esistere società perfette (ma cosa si gnifica società perfetta?), tutte le ipotesi che ten dono in questa direzione non sono scientifiche — e per Pera e Pellicani l ’ ipotesi rivoluzionaria marxista è di tale tipo 80 . La strada da percorrere è, dunque, quella di un ’ azione «condotta per via istituzionale e i programmi sono sempre di inge gneria costituzionale o di meccanica politica mi

75 E nrico B ellone , Orgoglio e pre giudizio di Karl Popper, in «Rinascita», 1982, 33, p. 24. 76 N orberto B obbio , Liberalismo vecchio e nuovo, cit., pp. 89-90. 77 Si vedano: MARCELLO P era , 1 fon damenti epistemologici della società aperta, in MO, 1981, 5, pp. 85-91; LU CIANO P ellicani , / nemici della so cietà aperta, in MO, 1981, 9/10, pp. 89-101. 78 Si vedano anche: MARCO MONDA DORI e SlMONA MORINI, Scienza e mu tamento sociale, nota introduttiva ad

un ’ intervista con H. Putnam, in MO, 1981, 9/10, pp. 103-106; SERGIO BEN VENUTO, Feyerabend o del pluralismo, in MO, 1981, 11, pp. 95-100; DANTE ANTISERI, Società aperta e teoria dei valori, in MO, 1982, 2, pp. 109-115. 79 M arcello P era , I fondamenti epi stemologici della società aperta, cit. , p. 88. 80 «Come non esiste una società perfet ta, così non esiste neppure un interven to politico risolutivo di tutti i problemi sociali». Ìbidem.

128

Made with FlippingBook - Online catalogs