Problemi della transizione 1984
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
lone: «Il codice d ’ onore popperiano ha tre carat teristiche curiose. In primo luogo, la sua natura strettamente deduttiva lo rende privo di storia: se lo si applica alla storia reale della scienza acca de che la storia reale deve diventare una succes sione di incidenti, perché la storia reale presenta una varietà di metodi. Per salvare il metodo di Popper bisogna gettare la storia dalla finestra, ri ducendo la storia stessa a un qualcosa di insoli to» 90 . Ora, gli interventi di Pera, Pellicani ed al tri assumono il metodo popperiano quale linea atta a distinguere in maniera irrefutabile ciò che è scienza da ciò che scienza non è, ignorando la mole di critiche che a tale metodo sono state ri volte — si pensi, tra le altre, alle polemiche pre se di posizione di Kuhn e di Lakatos — che quanto meno sembrano dimostrarne la contesta bilità del portato scientifico nella sua presunta validità universale. Se quanto affermato finora ha una propria le gittimità, allora applicare il «metodo della scien za» alla società e alla politica significa avere in mente un modello sociale astorico e astrattamen te formale. Significa, inoltre, asserire un unico schema di razionalità, ovvero, ritenere corretto — nonostante la sua messa in discussione — un unico modello scientifico. L ’ immagine della scienza che ne risulta non appare certamente «aperta», ma esclusiva e totalizzante. Conse guentemente, dal momento che si desumono dal «metodo della scienza», per via analogica, i modi dell ’ azione politica e le indicazioni istitu zionali che strutturano il complesso politico sociale, si arriva alla definizione non di una «so cietà aperta», ma di un sistema chiuso. Non es sendo, però, queste le conclusioni alle quali Pera e Pellicani desiderano giungere, deve essere rile vata la non consequenzialità, lo scarto logico tra modulo teorico al quale essi si ispirano e forma sociale che auspicano. Di fatto, l ’ intera imposta zione è inevitabilmente contraddittoria: scienza e società non sono due grandezze equiparabili; né la seconda può essere ridotta alla prima, né la
ga e generica. Per valutare l ’ effettiva derivabi lità, si deve specificare ogni cosa derivata» 88 . Si può ancora osservare, in margine, che ponendo l ’ equivalenza tra valori derivabili dal «metodo scientifico» e istituzioni democratiche della «so cietà aperta», si vogliono significare due cose: da un lato, contestare la validità del razionalismo popperiano vuol dire non essere democratici; dall ’ altro lato, muoversi nell ’ ottica di una tra sformazione delle esistenti istituzioni, vuol dire, ancora una volta, perseguire obiettivi non demo cratici. Qualsiasi progetto di trasformazione, dunque, sarebbe, in sé e per sé, un tentativo di affossamento della democrazia. Conclusioni, queste, che forse possono apparire paradossali ma che sono implicite nelle argomentazioni svi luppate da Pera. Tutta la sua impostazione, in fatti, pare sottintendere una visione conservativa dell ’ esistente, che si manifesta compiutamente nella corrispondenza generica tra valori demo cratici e istituzioni della «società aperta» 89 . Sembrano opportune, a questo punto, delle considerazioni, sia in generale, che nello specifi co di alcuni problemi toccati. Innanzitutto: quali sono le implicazioni di una trasposizione del «metodo della scienza» alla società? È noto che per Popper il «metodo scien tifico» è di tipo rigorosamente deduttivo e adotta la procedura trialanderror. In base a questo me todo, a parere di Popper, si è inconfutabilmente «razionalisti». Al di fuori di esso, c ’ è l ’ «irraziona- lismo». L ’ equazione successivamente posta è: ra zionalismo = scienza; irrazionalismo = metafisi ca. Il marxismo, secondo il filosofo austro inglese, non si muove in base a tale metodo, ma, posto un modulo teorico, riconduce qualsiasi ac cadimento al modulo, utilizzando l ’ accadimen- to quale strumento di conferma del modulo stes so. Ne consegue la non-scientificità del marxi smo, il suo carattere irrazionalistico. Il metodo popperiano fa, poi, perno sul concetto di «falsifi cabilità», assunto a criterio di demarcazione tra scienza e non-scienza. Osserva giustamente Bel
88 F rancesco B arone , P uò la scienza 90 E nrico B ellone , Orgoglio e pre fondare la democrazia? , in MO, 1982, giudizio di Karl Popper, cit., p. 23. 7/8, p. 80.
89 Come scrive Barone, si assiste ad «un ’ ulteriore ambiguità del progetto di derivazione. Non sono cose equiva lenti le istituzioni e i valori. C ’ è sem pre da chiedersi quale rapporto inter corra tra loro: sono quei valori a fonda re quelle istituzioni? O sono entrambi fondati dal metodo scientifico? O quelle istituzioni sono fondate in pane su tale metodo e in parte su quei valo ri?». Ìbidem.
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