Problemi della transizione 1984

Socialismo e liberalismo

prima può dar luogo all ’ articolazione interna della seconda 91 * . Condivisibili sembrano le considerazioni espresse da Bellone in chiusa del suo saggio: «La società dei popperiani, col suo dualismo tra deci sioni e fatti, ribadisce 1 ’ “ opposizione tra chi de cide, perché è già nella condizione di farlo, e chi invece deve essere protetto, poiché troppo debo le per decidere ” . Nulla di nuovo sotto il sole. Anzi: cose che altri han detto assai meglio nel passato. Ma questo passato che torna deve fare riflettere. In un tempo in cui ci si diletta attorno al tema ideologico della crisi delle ideologie, non è detto a priori che non vincano le ideologie peg giori: cioè quelle che in nome di un pluralismo caricaturale puntano a restaurazioni conservatri- • 92 ci» . Pare, comunque, che l ’ assunzione del model lo popperiano sia funzionale — in particolare nella lettura che ne dà Pellicani, la quale per cer ti versi oltrepassa e stravolge gli stessi testi del fi losofo austriaco — a stabilire un collegamento stretto fra logica «scientifica» e logica economico- sociale neo-liberista, al fine di dimostrare sia la naturalità ed ineluttabilità di determinazioni quali il mercato, la concorrenza, la competizione tra individui, sia l ’ esigenza scientificamente fon data del loro esistere. Ed infatti, non certo ca sualmente, corollario dei vari articoli è la riaffer mazione della necessità del mercato come rego latore delle scelte individuali e garante della loro «razionalità». Si confronti, al proposito, il se guente passo: «Il mercato è un ’ istituzione indi spensabile per garantire la razionalità delle scelte effettuate dagli attori sociali... Esiste una precisa analogia fra il mercato dei beni e il mercato delle idee: in entrambi vige la legge darwiniana dello sterminio dei più “ deboli ” ... In altre parole è il principio di concorrenza ciò che garantisce, sia nel campo economico che nel campo scientifico, superiori livelli di razionalità» 93 . Ora, a parte il fatto che una logica di tipo so cialista non può che recisamente rifiutare il prin cipio dello «sterminio dei più deboli» e semmai tendere alla promozione di questi e alla abolizio ne della distinzione stessa tra deboli e forti, può essere opportuno soffermarsi sull ’ equivalenza che Pellicani pone tra «mercato dei beni» e «mer cato delle idee», equivalenza che dovrebbe com portare, sul piano delle idee, la competizione tra teorie scientifiche non omogenee. Ciò, mi pare, contrasta con la struttura generale delle argo mentazioni finora osservate, del tutto aliena dal riconoscere forme di razionalità scientifica diver se da quella popperiana. Ne consegue che, tenu to fermo l ’ unico punto che probabilmente inte ressa, il mercato dei beni, si tendono a ridurre i margini della competizione tra le idee che — escluso appunto il falsificazionismo popperiano — sono ritenute, come a più riprese si è visto, mere manifestazioni di metafisica e di irraziona lismo. L ’ equivalenza posta appare, così, interna mente contraddittoria, giocata su due piani tra loro non consequenziali: aperta competitività, da un lato, estrema rigidità, dall ’ altro. Si assiste, inoltre, ad uno spostamento dell ’ asse argomen tativo: equivalenza tra mercato dei beni e merca to delle idee è, infatti, altra cosa rispetto alla de rivazione logica del primo dal secondo. Ma, più in generale, a proposito del concetto di mercato, devono essere fatte alcune puntua lizzazioni. Se si parla di mercato in modo generi co, si fa soltanto esaltazione apologetica di un ’ astrazione. Qual è il modello di mercato cui ci si riferisce? Non pare possibile il riferimento al modello proprio del liberismo originario, defini tivamente messo in crisi dal cambiamento quali tativo del capitalismo. Inoltre: quale dimensione assume il mercato nell ’ attuale sistema delle mul tinazionali? In esso è sì presente la competizio ne, ma è competizione tra monopoli. Si vorreb be spezzare questo sistema e recuperare forme classiche di economia di mercato? Se così fosse, andrebbe esplicitato. Scrive Ruffolo: «Occorre ben ricordare: primo che l ’ area della sua [del mercato] “ competenza ” , anche nel caso della

91 Per la confutazione puntuale di questa linea argomentativa, si rimanda al saggio di DANILO ZOLO, La «società aperta» e i suoi amici, cit.; in partic. le pp. 136-147. Per una ricostruzione cri tica del pensiero di Popper si vedano, tra gli altri: CARLO MONTALEONE, Spiegazione storica e critica dello stori cismo di Karl R. Popper, in «Critica marxista», 1975, 2/3, pp. 147-168; ID., Filosofia e politica in Popper, Guida, Napoli 1979; T iziano R af faele , 1 limiti della filosofia critica di K.R. Popper, in «Critica marxista», 1977, 4/5, pp. 187-202; MARIA FA

LANGA, Sulla filosofia di Karl Popper, in «Rivista critica di storia della filoso fia», XXXIV, II, 1979, pp. 177-206. 92 E nrico B ellone , Orgoglio e pre giudizio di Karl Popper, cit. , p. 24. 93 L uciano P ellicani , 1 nemici della società aperta, cit., pp. 92-93. Sempre di Pellicani cfr. Il mercato e il destino dell'occidente, in MO, 1982, 4, pp. 98-104; in partic. p. 101.

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