Problemi della transizione 1984

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

lo stato-benessere, ovvero il grande compromes so storico fra il movimento operaio e il capitali smo maturo, ma la stessa democrazia» 96 . Quali alternative vengono dunque poste al marxismo? Ma, dal momento che è il socialismo nelle sue varie componenti ad esser meno in di scussione è forse più corretto chiedersi quali al ternative vengano poste al socialismo considerato nella sua globalità. L ’ immagine di società che emerge da questa mole di articoli pare ripudiare i tratti distintivi di un modello socialista, sia nei modi in cui storicamente esso si è attuato, sia, più radicalmente, nei valori di fondo che lo ani mano. Se da un lato, con la rielaborazione della teoria dei sistemi — che comunque non rappre senta la linea prevalente in «Mondoperaio» — ci si muove nell ’ ambito di un conservatorismo illu minato facente capo ad una immagine di sociali smo identificato, per alcuni versi, con il Welfare State, dall ’ altro lato, con la riproposizione di te matiche neo-liberali, ci si indirizza sulla strada del conservatorismo tout court, o meglio, si fan no dei passi indietro rispetto al modello stesso di Welfare State. Si scorgono, infatti, nelle conce zioni neo-liberali, tensioni antidemocratiche, antiegualitarie, individualistiche. Vi si scorge la mancanza di memoria e di senso storici e, conse guentemente, il tentativo di dimostrare, tramite l ’ uso di strumenti teorici più o meno sofisticati, la naturalità e necessità del sistema capitalistico. Nell ’ un caso come nell ’ altro, comunque, si ac cetta la struttura sostanziale della società presen te e si tacciano di ideologismo, di metafisica e di utopismo tutti i tentativi rivolti al cambiamento di essa. Ne consegue che il socialismo di cui que sti autori ancora parlano non è altro che un flatus vocis. In realtà, il problema maggiore a cui dar solu zione, ove naturalmente ci si muova in un ’ ottica non conservatrice ma di trasformazione, è quello di una redifinizione in positivo del concetto di socialismo, o più precisamente, di cultura del so cialismo moderno, poiché i fini generali ed es senziali di questo, nonostante le accuse di arcai smo che vengono loro mosse, possono essere tranquillamente accettati nella loro attuale vali dità. Questo non vuol dire che la crisi del marxi smo e della cultura socialista tradizionale non siano un dato reale, «una invenzione della cultu

più perfetta concorrenza, è in ogni caso limitata, e dunque il mercato non può essere che il sotto sistema di un sistema sociale; secondo, che... non c ’ è nessuna autoregolazione tra gli oligopoli nazionali e multinazionali che lo dominano. Non è una struttura autoregolata; è una struttu ra sregolata» 94 . Quella che in definitiva emerge dagli scritti ri cordati è «una concezione che si potrebbe dire “ pan-mercantile ” della società e della politi ca» 95 . La riproposizione di tematiche mercantili stiche nuove, a mio modo di vedere, dal falso presupposto dell ’ esistenza di un equilibrio so stanziale tra gli individui. Ovvero, si obliterano le diversità tra i gruppi sociali e le differenze in terne allo sviluppo economico del sistema capita listico, storicamente e geograficamente rilevabi li; nello stesso tempo, si asserisce la pari possibi lità per tutti i membri del sistema per una perso nale autoaffermazione. L ’ evidente astrattezza di questa concezione porta alla legittimazione, sul piano sociale, di uno sfrenato individualismo, che dovrebbe venir regolato, nelle sue forme esa sperate, da una struttura sregolata, il mercato. La viziosità del circolo balza agli occhi: dal l ’ astrattezza delle condizioni teoriche di parten za alla astrattezza della non definita nozione di mercato. Sul piano politico-istituzionale, poi, si richiede, da una parte, che lo Stato intervenga il meno possibile nell ’ economico e, più in genera le, nella società, dal momento che è il mercato stesso che determina le forme della regolazione e composizione sociali; dall ’ altra parte, si avanza no proposte elitistiche che tendono ad elidere il consenso e la partecipazione alle scelte riguar danti la collettività e a restringere le possibilità di diffusione del potere. In questo senso, il neo liberalismo non è tanto un ’ ideologia dell ’ immo bilismo sociale, quanto un ’ ideologia della re gressione. Esso tenta, cioè, di depurare la società capitalistica di quegli elementi che «puzzano di socialismo», anche se il socialismo si manifesta nell ’ immagine stravolta e irriconoscibile del Welfare State. «In questi ultimi anni», scrive Bobbio, l ’ offensiva neo-liberale «è stata rivolta anche contro lo stato-benessere, cioè contro la versione attenuata (secondo una parte della sini stra, anche falsificata) del socialismo; ora viene attaccata la democrazia, puramente e semplice- mente. L ’ insidia è grave. Non è in gioco soltanto 94 G iorgio R uffolo , Il socialismo tra l'utopia e la scienza, cit., p. 92. 95 D anilo Z olo , La «.società aperta* e i suoi amici, cit., p. 136. 96 N orberto B obbio , Liberalismo vecchio e nuovo . cit ., p . 93.

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