Problemi della transizione 1984

La liberazione dell ’ umanità

stenza e l ’ accettazione di autorità morali esterne. Qui non è in questione il rifiuto di tutte le autorità, ma la qualità dell ’ autorità e la procedura attraver so cui l ’ autorità viene istituita, rispettata o messa alla prova. «La liberazione dell ’ umanità» può essere allora interpretata sulla base di un concetto demo cratico di libertà. Una «umanità libera» potrebbe semplicemente significare, se la libertà fosse intesa in questo modo, la radicalizzazione e la generalizza zione della democrazia. L ’ umanità sarebbe «liberata» se ogni persona umana avesse l ’ uguale diritto e l ’ uguale possibilità di partecipare ai processi decisio nali che condizionano il presente e il futuro dell ’ umanità sotto la guida di certe norme comunemente condivise. Non sarebbe necessaria nessuna «ab bondanza» per far funzionare questa libertà. Si potrebbe facilmente imma ginare che in una simile configurazione sociale non tutti i bisogni potrebbe ro essere soddisfatti contemporaneamente, non tutti sarebbero remunerati o gratificati in relazione ai propri bisogni, ma ognuno sarebbe lo stesso libero in quanto la priorità nella soddisfazione dei bisogni potrebbe essere decisa attraverso la discussione di tutti coloro che sono coinvolti, a patto che la di scussione razionale sia condotta sotto la guida di certe norme consensual mente accettate. Inizio le mie osservazioni con la critica assolutizzazione della libertà. Può sembrare strano che io concluda a questo punto con la riaffermazione dell ’ interpretazione democratica della libertà che è anch ’ essa, in un certo senso, assoluta. Non può esserci più libertà oltre al diritto ed alla possibilità di un ’ eguale partecipazione nei processi decisionali secondo il concetto de mocratico di libertà. Ma può essercene assai meno. Secondo il concetto de mocratico di libertà, quanto più ognuno ha il diritto e la possibilità di parte cipare ad ogni processo decisionale più la gente è libera. La liberazione può così essere concepita come un lungo processo in cui ognuno ha il diritto e una sempre maggiore «uguale possibilità» di partecipazione. La libertà de mocratica consiste in questo. I diritti al plurale e le libertà al plurale sono sol tanto tanti cippi sulla strada che porta alla realizzazione della libertà demo cratica. L ’ accettazione della nozione democratica di libertà non rende comunque irrilevante la nozione liberale di libertà, o almeno non dovrebbe. Credo che il concetto marxiano di libertà, la radicalizzazione del concetto liberale di li bertà, contenga ancora un importante messaggio. Riferendosi alla realtà medioevale, Marx ha parlato una volta della «demo crazia della mancanza di libertà» e non stava in questo modo giocando sem plicemente con le parole. L ’ idea dello sviluppo di tutte le capacità e facoltà umane non appartiene alla tradizione democratica della libertà. Se le capa cità individuali si possono sviluppare liberamente o se invece esse sono soffo cate in una democrazia, questo dipende dalla qualità delle norme stesse. Per «qualità» non si intende qui la sola sostanza, la qualità delle norme dipende da quanto esse sono astratte o concrete. Se le norme sono concrete, non è permessa l ’ interpretazione individuale delle norme e gli individui che ven gono socializzati per mezzo di e attraverso queste norme diventano di «men talità ristretta» o «limitati» (borniert), nel significato marxiano del termine. Se queste norme sono più astratte, gli individui sono liberi di interpretarle e vivono in accordo con esse in modi diversi a seconda delle loro attitudini e propensioni. Una «democrazia della mancanza di libertà» è quindi una de mocrazia sostanziale e dal punto di vista della interpretazione liberale della libertà è per questo una mancanza di libertà. Nel sostenere la reintroduzione

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