Problemi della transizione 1984
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
te dalla ragione e che la razionalità individuale è molto limitata e imperfetta, e un altro punto di vista che assume che la Ragione con la R maiu scola è sempre pienamente e ugualmente a di sposizione di tutti gli individui e che tutto ciò che l ’ uomo ha raggiunto è il risultato di, e perciò soggetto al controllo, della ragione individua Quindi, da una parte l ’ individualismo di ori gine cartesiana pretende di costruire un mondo razionale, ma, non tenendo conto dei limiti con naturati agli esseri umani, finisce per imporre briglie artificiali allo sviluppo spontaneo della società. La pianificazione di un ordine razionale comporta l ’ imposizione dell ’ artificio e della vo lontà sulla spontaneità del processo e, in concre to, sulla libertà individuale: l ’ esito del razionali smo costruttivista è la democrazia totalitaria. Dall ’ altra parte, il «vero» individualismo, che risale a Locke, Mandeville, Smith, Hume e spe cialmente Burke, riconosce le istituzioni, le rego le e i patterns come prodotti spontanei, non pia nificabili delle azioni umane, ma non per questo inefficaci. Anzi, come frutto di un lento proces so di selezione, le istituzioni sorte automatica- mente presentano sensibili vantaggi. Non solo incorporano la saggezza del processo per tentati vi ed errori che le ha prodotte, ma, in quanto vincoli non imposti da alcuna autorità, non op primono la libertà individuale che, secondo Hayek, può essere impedita solo da coercizione intenzionale. Infine, data la necessità di infor mazione da parte di individui limitati, per agire secondo piani razionali, le regole e i patterns spontanei forniscono, per così dire, a basso co sto, la conoscenza sufficiente per un aggiusta mento reciproco delle azioni, evitando ogni sfor zo consapevole degli attori per far funzionare il meccanismo dell ’ informazione 15 . Prima di addentrarmi nell ’ analisi del mecca nismo a mano invisibile, vorrei indicare, di pas saggio, la peculiare combinazione di individuali smo e organicismo nel suo pensiero. Il punto di
vista anticostrutti vista, che sostiene una lenta e automatica evoluzione del sociale, e l ’ impossibi lità di un intervento diretto per riformarlo è in fatti tipicamente incarnato in correnti organici- ste. Nell'organicismo, l ’ insieme sociale è raffi gurato con la metafora dell ’ organismo, con fasi naturali di sviluppo e ripartizione gerarchica de gli elementi costitutivi. L ’ organismo può essere curato in caso di malattia, ma non creato o mu tato a nostro piacimento. Questa potente idea, profondamente radicata nel pensiero politico oc cidentale, è in generale connessa con un approc cio olistico, sotto il profilo metodologico e con atteggiamenti antiinnovativi e tradizionalisti in politica. Non a caso infatti le teorie sociali orga nicistiche fioriscono nell ’ età della Restaurazione come reazione al tentativo volontaristico e astrat tamente artificiale della Rivoluzione Francese verso un nuovo ordinamento sociale. Nel quadro offerto da Hayek, il «vero indivi dualismo» coniugherebbe metodo individualisti co con evoluzionismo e organicismo nei fenome ni sociali. Senza entrare in dettaglio nella mappa dei precedenti, basta ricordare che il riferimento all ’ empirismo inglese (Locke, Hume, Mandevil le, Smith) passa attraverso la lettura del conser vatore Edmund Burke, di cui più marcata è l ’ in fluenza su Hayek 16 . Inoltre si ricordi che Burke viene a sua volta filtrato attraverso la tradizione dello storicismo tedesco di Humboldt, Hugo e Savigny, la cui interpretazione storico-organica delle istituzioni tanto peso esercita sulla formu lazione della «storia congetturale» di Cari Men- ger, caposcuola del marginalismo austriaco. 2.2 II meccanismo a mano invisibile, esteso dunque dal piano orizzontale a quello verticale nella versione di Hayek, intende mostrare che l ’ interesse egoistico, razionalmente perseguito, produce effetti collettivamente positivi. L ’ idea base di questo modello è che gli individui conse guono vantaggi stabili laddove i loro interessi riescono a non configgere con quelli altrui. Data però la situazione di ignoranza degli individui
esiti sul piano politico è originariamen te tracciata da J.L. TALMON, Thè Ori- gins of Totalitarian Democracy , Lon don 1952. 14 ITF, p. 9, trad. mia. 15 II tema dell ’ informazione a basso costo volta a generare piani coordinati fra loro è stato originariamente affron tato nell ’ ambito dello studio relativo all ’ equilibrio generale in economia, dove il sistema dei prezzi rappresenta per Hayek il meccanismo disponibile a fronteggiare l ’ ignoranza. Vedi in IEO «Economics and Knowledge» e «Thè Use of Knowledge in Society». Sul pro
blema cfr. O. DRISCOLL, Economics as a Coordination Problem. Thè Contri- bution of Hayek. Kansas City, 1977 e un mio paper «Hayek ’ s Individualism and Philosophy of Social Science», mi- meo, Cambridge 1982. 16 Burke, ampliando lo scetticismo di Hume sulla possibilità di fondare ra zionalmente la vita pratica, formula la tesi dell ’ ignoranza costitutiva del gene re umano che diventa la giustificazione per l ’ intoccabilità dei meccanismi so ciali spontaneamente prodotti. Hayek tende poi ad assimilare il meccanismo a mano invisibile di Smith alla naturale
spontaneità dei processi sociali di Bur ke, che induce a un privilegiamento della tradizione. Fra i due modelli non c ’ è un ’ immediata identificazione, perché Smith si riferisce alla sponta neità orizzontale di un mercato concor renziale perfetto, mentre Burke inten de un processo verticale con punti di partenza fortemente distinti. Ora il tentativo di Hayek è proprio quello di estendere il meccanismo a mano invisi bile all ’ asse verticale del divenire storico-sociale: e questo passaggio già si compie nelle Untersuchungen di Men- ger (cfr. trad. ingl. Problems of Eco
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