Problemi della transizione 1984
Friedrich von Hayek
ria giuridica, ma, mediato dalla teoria del l ’ astrattezza della mente umana, viene a coin cidere con quello di spontaneità. L ’ astrattezza riguarda quindi l ’ origine della norma e seconda riamente il suo contenuto di carattere coordi nativo, che è un corollario della genesi consuetu dinaria delle regole. Il punto qui in questione è stato ben individuato da Watkins che sostiene che l ’ insistenza sull ’ origine spontanea delle re gole di condotta da parte di Hayek derivi da un forzoso tentativo di equipararle alle leggi di na tura 47 . Così, come le leggi di natura non sono prodotto umano, né dirette ad alcun fine preci so, possono però essere sfruttate dagli uomini per il perseguimento di molti fini, Hayek pensa che, nella misura in cui sono spontanee, le nor me di condotta siano generali, astratte e servano per la coordinazione di scopi molteplici. La corrispondenza con le leggi naturali costi tuisce la chiave di volta del ragionamento di Hayek, che, per questa via, intende assicurare all ’ ordine spontaneo liberale il massimo grado di libertà. Poiché secondo la sua definizione di libertà, gli impedimenti e i vincoli naturali e inintenzionali non costituiscono mai coercizio ne, ma, proprio in quanto prevedibili e impar ziali, garantiscono dei punti fermi cui ancorare i piani individuali, le norme di condotta, in quanto inintenzionali, sono analoghe alle leggi di natura e, per questa via, garantiscono la con vivenza di un ordine legale col massimo dispie gamento della libertà 48 . Il liberalismo di Hayek rivela l ’ ambiguità del la sua duplice radice: da un lato, l ’ anima smi- thiana, che punta sulla libertà del mercato per fettamente concorrenziale, come generatore di risultati non anticipabili, ma vantaggiosi. Dal
l ’ altra, l ’ anima burkeiana che sottolinea la for za dei patterns tradizionali per una evoluzione sociale spontanea poco conflittuale 49 . In qualche modo, secondo Hayek, la tradizio ne garantisce dell ’ armonico dispiegarsi del mer cato, supplendo le carenze della conoscenza li mitata degli individui, cioè fornendo aspettative stabili su cui il calcolo capitalista si può innesta re. La difficoltà dell ’ innesto della tradizione co me correttivo del laissez-faire sorge dal fatto che Hayek non considera la possibilità che tra gli ef fetti inattesi del mercato concorrenziale ci sia an che la distruzione di patterns e regole tradiziona li. E la rivoluzione industriale è un tipico esem pio di tale distruzione. In questo caso organizza zioni artificiali si rendono necessarie per supplire i vuoti, le carenze e i conflitti emergenti 50 . 4.3 Resta da esaminare ora la concezione hayekiana della giustizia. Il problema è affronta to direttamente in Thè Mtrage of SocialJustice, anche se ricorre in tutti i lavori filosofico-politici di Hayek. La nozione di giustizia nell ’ ordine liberale si identifica con quella di imparzialità. In riferi mento alla distinzione aristotelica fra giustizia commutativa e distributiva, solo la prima è rile vante nell ’ ordine proposto da Hayek. Qualsiasi progetto di giustizia distributiva è, secondo Hayek, un non-senso o appunto un miraggio 51 . La qualificazione di giusto, infatti, può essere sensatamente attribuita ad azioni umane e non a situazioni o ad assetti sociali, a meno che questi non siano il prodotto consapevole di un disegno umano (e ciò è da escludere data la impossibilità del social planning). Ritorna qui il problema dell ’ intenzionalità: essendo la giustizia una qua lificazione morale non ha senso parlarne se non
47 W atkins , cit. ., p. 44. 48 Di nuovo questo tratto è tipico del pensiero conservatore: vedi a questo proposito R.J. WHlTE(ed.), Thè Conser vative Tradition, London 1950, «Thè Body Politic», Q. HOGG, «Thè Ca se for Conservatism»: «Conservatives believes in varieties and liberty of deve- lopment under thè rule of law. Law they regard as something neither thè enemy of liberty nor thè authority, but reconciling both», P. WATKINS, cit. , dissente da questa posizione: «There is a large difference between a stupid ci- villaw, however abstract and generai and non-discriminatory, and a law of nature: thè former has been made by men and can be unmade by men. On thè other hand, ther may be little dif ference, so far as freedom is concerned, between a standing order posted by thè foreman on thè work notice board and
a series of specific instructis given by him to individuai workers.», p. 44. 49 S henfield , cit. 50 K. POLANYI, Origins of our Time: thè Great Transformation , London 1945, p. 48. 51 MSJ, pp. 62-100.
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