Problemi della transizione 1984
La politica economica di Reagan
Sembrano esserci davvero diverse possibilità. In primo luogo le ragioni effettive che stanno dietro alla ripresa indicano le sue profonde contraddizioni politiche. Secondo le politiche economiche reaganiane, la riduzione del tasso marginale di tassazione sugli individui e sulle imprese, avrebbe aumentato il risparmio privato, gli investimenti fi nanziari e la produttività del lavoro, in quanto sia i datori di lavoro che i la voratori avrebbero avuto maggiori incentivi ad aumentare il reddito e la ric chezza. Questi aumenti della produttività e degli investimenti dovevano rappresentare la forza trainante per la nuova espansione economica. Al tem po stesso politiche monetarie dovevano ridurre l ’ inflazione attraverso il re stringimento dell ’ offerta di denaro. La rapida espansione del reddito nazio nale doveva aumentare l ’ ammontare assoluto delle entrate fiscali e in questo modo si sarebbe realizzato, nel 1984, il pareggio del budget dello Stato. In questo «nirvana» reaganiano, la spesa pubblica sarebbe stata anch ’ essa ridotta in relazione al prodotto nazionale, ma non necessariamente in termi ni assoluti. L ’ espansione del lato dell ’ offerta avrebbe dovuto essere così rapi da che la produzione privata avrebbe coperto una spesa pubblica ancora in aumento. Questo permetterebbe a Reagan di soddisfare i suoi più importan ti sostenitori — i ricchi e la «middle class» bianca attraverso la riduzione delle tasse e i settori militari/industriali attraverso l ’ espansione delle spese militari — senza per questo danneggiare i poveri. Questo nirvana non è stato però mai realizzato. I tagli delle tasse non han no prodotto i previsti incrementi degli investimenti e del risparmio. Dopo i tagli delle tasse compresi nell ’ Economic Recovery Tax Act del 1981, il rispar mio, inteso come percentuale del reddito personale disponibile, è sceso da una media del 6,1% nel 1977 al 5,8 nel secondo quadrimestre del 1982, al 5,4% nel primo quadrimestre del 1983, al 4% nel secondo, al 4,9% nel ter zo (Bluestone and Harrison, 1984, p. 6). Una politica monetaria restrittiva ha accentuato la tendenza al ribasso nell ’ attività economica nel 1981 e l ’ eco nomia americana è entrata di conseguenza nella più grave recessione dagli anni ’ 30. L ’ inflazione è calata, ma soltanto a prezzo di una forte disoccupa zione, di migliaia di fallimenti di una redistribuzione del reddito dalla pic cola alla grande borghesia e ai ricchi (Rose, 1983) e di un ’ attiva politica anti sindacale per abbassare il salario dei lavoratori specializzati. Le spese militari hanno potuto essere aumentate soltanto a prezzo di tagli delle spese per l ’ educazione, l ’ assistenza, lo sviluppo della comunità, la protezione dell ’ ambiente, e a prezzo di un deficit di 180 bilioni di dollari che si prevede continuerà fino alla fine del decennio. Il deficit ha prodotto a sua volta timo ri per una crescita dell ’ inflazione e quindi la continuazione di alti tassi di in teresse e le paure del mondo finanziario circa la forza e l ’ ampiezza della ri presa. La ripresa reaganiana del 1983 ha quindi avuto poco a che vedere con le teorie reaganomiche dell ’ offerta sviluppate nel 1981. Il taglio delle tasse ag giunto all ’ aumento della spesa militare, aggiunto al monetarismo, ha porta to ad una ripresa basata su di un keinesianismo «capovolto e perverso»: men tre Keynes vedeva la salvezza del capitalismo nel sostegno diretto dello Stato per il consumo pubblico (inteso come mezzo per ottenere la piena occupa zione), con Reagan il deficit della spesa dello Stato, stimola l ’ economia tra sferendo denaro nelle mani del «business» (coloro che possono ricavare van taggi dalla rapida svalutazione del capitale) e di coloro che godono di alti redditi, più che nelle mani dei poveri. Il governo impiega inoltre il deficit
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