Problemi della transizione 1984

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

dilemma: per vincere deve conquistare la grande massa dei lavoratori, ma questa massa esprime interessi molto più differenziati dei ricchi e delle timo rose «middle-class» che costituiscono la base dei Repubblicani. Molti lavora tori appartenenti al sindacato e relativamente ben pagati non vogliono un aumento dei contributi per le spese sociali a favore delle donne e delle mino ranze povere. Dall ’ altro lato, la politica estera e la politica sociale di Reagan — comprese le iniziative della sua Amministrazione volte ad indebolire il sindacato — hanno spinto per la prima volta le minoranze etniche, le don ne, il movimento per la pace e gli ecologisti ad unirsi. La maggior parte del partito sta cercando di trovare la formula capace di conquistare i voti di que sta variopinta coalizione «rainbow coalition» senza rinunciare al fondamen tale impegno della linea maggioritaria del partito per gli interessi del «big business» ed anche per gli interessi del complesso militare-industriale. Eppu re anche la linea maggioritaria del partito è divisa sulla politica economica. Fino all ’ inizio della ripresa economica, gli strateghi che dominavano nel partito democratico erano neo-liberali. Esclusi il mio «Congressman» Tim Wirth del Colorado e i Senatori Bill Bradley del Connecticut e Gary Hart del Colorado, i neo-liberali hanno proposto un approccio restrittivo e conserva tore alla politica salariale e fiscale (si sono pronunciati ad esempio in favore di un pareggio del bilancio), hanno sottolineato l ’ importanza di uno svilup po finalizzato all ’ esportazione, e la necessità dell ’ aumento della produttività del lavoro come una via per uscire dalla crisi. Infine intendevano aumentare la spesa sociale attraverso una politica fiscale razionalizzata. Essi hanno sotto lineato la necessità di maggiori investimenti nell ’ educazione pubblica, so prattutto per quanto riguarda le scienze e la matematica, ed un ampio impe gno del governo nei confronti della ricerca e dello sviluppo. Influenzati dal finanziere newyorkese Felix Rohatyn, il gruppo democrati co ha proposto anche una Corporation per la ricostruzione della Finanza (RFC) che dovrebbe funzionare come una banca nazionale per lo sviluppo a sostegno delle industrie in crisi, come quella dell ’ acciaio e dell ’ automobile, allo scopo di renderle competitive all ’ estero e un ’ altra finalità della RFC do vrebbe essere quella di aiutare le nuove industrie a decollare, soprattutto quelle con un potenziale mercato mondiale. L ’ RFC avrebbe dovuto essere la punta emergente di una «politica industriale», un tentativo di lavorare insie me al mondo del business e al mondo del lavoro per affrontare la competi zione straniera, di attenuare gli effetti delle industrie in declino sulle comu nità e sulle regioni e di pianificare l ’ espansione industriale verso nuovi tipi di prodotti. La politica industriale diventò un eufemismo per indicare l ’ alter nativa alle politiche economiche reaganiane. Ma i sondaggi effettuati nel 1983 mostrarono che la maggior parte degli elettori americani associava la politica industriale e l ’ RFC con la pianificazione del governo ed era contro di essi. Accanto a ciò vi era un disaccordo, anche fra i neo-liberali, circa il ruolo del RFC. Alcuni, come lo stesso Rohatyn, pensavano che la Corporation do veva essere una fonte di finanziamenti per il risanamenteo economico e per l ’ assistenza tecnica intesa al salvataggio delle .industrie in declino che necessi tano di essere modernizzate. Altri, come l ’ economista Lester Thurow del Massachusset Institute of Technology, vedevano l ’ RFC in termini analoghi al Ministero giapponese per il Commercio Internazionale e per l ’ industria (MITI), finalizzato all ’ aiu to e allo sviluppo di nuove industrie nascenti — come quelle ad alto conte nuto tecnologico — che hanno registrato un enorme sviluppo e una vasta po

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