Problemi della transizione 1984

La politica economica di Reagan

tenzialità di esportazione. I neo-liberali sono stati inoltre criticati dalla sinistra del partito per quattro ragioni: in primo luogo l ’ enfasi sulle industrie rivolte alle esportazioni e alla competizione internazionale ignora i bisogni non soddisfatti delle masse americane per quanto riguarda l ’ assistenza sanitaria, la casa, i trasporti e tut te le industrie rivolte al consumo interno; industrie che impiegano molte più persone di quanto non facciano le industrie rivolte alla esportazione o le in dustrie ad alto contenuto tecnologico. E quando i neo-liberali hanno trattato dei bisogni essenziali, come l ’ educazione, l ’ accento cadeva sulla necessità di preparare manodopera qualificata per la nuova e sofisticata tecnologia, piut tosto che sul miglioramento dei servizi o su di una società più giusta. In se condo luogo l ’ enfasi sulla competizione internazionale aveva come suo co rollario il proposito di mantenere i salari e la domanda interna relativamente bassi. Poiché i neo-liberali non hanno mai discusso che cosa i lavoratori otterreb bero in cambio della riduzione delle loro richieste salariali oltre ad un mag giore reddito reale in futuro (la promessa di Reagan) questa politica neo liberale di crescita dal versante della offerta era in sostanza contraria agli in teressi del mondo del lavoro. In terzo luogo si trattava di un approccio elita rio; le decisioni al RFC sarebbero state fatte da banchieri e da staff di econo misti; i profitti (e gli alti redditi) sarebbero stati incrementati nel settore pri vato secondo un progetto rivolto all ’ aumento dei risparmi e dell ’ investimen to. La pianificazione sarebbe quindi stata centralizzata e orientata verso il business. Gli obiettivi di equità verrebbero attuati, all ’ interno del pacchetto neo liberale, attraverso l ’ espansione della spesa sociale da parte del governo basa ta sull ’ aumento delle tasse e su di una crescita ridotta della spesa militare. Ma anche su questo punto, secondo la sinistra, i neo-liberali erano equivoci. Gary Hart, ad esempio, sembrava incline a sostenere, per la politica militare americana, il sistema trans-nazionale e l ’ espansione delle forze d ’ urto tradi zionali. L ’ alternativa della sinistra, la cosiddetta «democrazia economica» propo neva invece un RFC conforme all ’ immagine neo-liberale, diretto però dai sindacati, dai rappresentanti dei consumatori e del mondo del «business». L ’ investimento sarebbe stato orientato alle industrie in crisi per favorire il riassetto economico e nelle industrie dell ’ esportazione che si trovano in una situazione di crescita, ma sarebbe stato orientato anche alla promozione di banche di sviluppo a livello locale o statale che avrebbero favorito la costru zione di case o l ’ assistenza sanitaria ed altri servizi sociali. Gli economisti de mocratici cercavano di incoraggiare la partecipazione dei lavoratori in quelle industrie che ricevevano finanziamenti da parte del RFC o dalle banche sta tali e l ’ espansione delle attuali banche cooperative, per promuovere il con trollo della produzione da parte dei lavoratori. Gli economisti democratici sottolinearono anche che le riduzioni volontarie dei salari nelle industrie in crisi doveva essere parte di uno scambio politico in vista di un maggiore con trollo da parte dei lavoratori e di una legislazione rivolta a promuovere l ’ or ganizzazione sindacale. Infine, le politiche macro-economiche dovevano avere come loro obiettivo principale il pieno impiego. Questo significava un meno accentuato uso delle politiche monetarie ed un più accentuato affidamento sugli accordi fra capitalisti e lavoratori che

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