Problemi della transizione 1984
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
Il concetto di libertà in Karl Marx, oggi
di Iring Fetscher
I Gli sforzi sia teorici che organizzativi di Marx erano stati fin dal principio al servizio di una prospettiva di liberazione. Prima di diventare socialista, Marx si era battuto per l ’ attuazione della democrazia in Germania. Sociali smo e movimento operaio erano da lui considerati i legittimi eredi del pro cesso di emancipazione dell ’ individuo iniziato con il Rinascimento e la Ri forma, e che la rivoluzione borghese non era tuttora riuscita a portare a com pimento. Per tal motivo la critica di Marx allo stato borghese e alla democra zia borghese si differenzia in modo radicale dalla polemica conservatrice. A lui non interessava ricadere nella situazione antecedente alla democrazia borghese, allo stato borghese di diritto e ai diritti borghesi di libertà: voleva invece far diventare tutto ciò una realtà concreta per tutti gli uomini, elimi nandone anche, questo in ogni caso, le limitazioni in senso egoistico. Vorrei innanzitutto esporre a grandi linee quello che Marx intendeva per libertà «degli uomini concreti», in contrapposizione al Citoyen astratto, e in che senso la rivoluzione socialista dev ’ essere intesa a dar vita a tale libertà. La rivoluzione borghese aveva portato all ’ eliminazione delle diseguaglianze e delle servitù del diritto feudale. Essa abolì i privilegi dei nobili e del clero, e rese tutti gli adulti uguali davanti alla legge — all ’ inizio certo solo quelli di sesso maschile. Nessuno più doveva venire al mondo come «servo», o «servo ereditario», tutti, almeno in teoria, avevano la possibilità di accedere ai più alti gradi e onori. Quel che nella società feudale già valeva per i futuri sacer doti, doveva valere d ’ ora in poi per tutte le professioni e le vocazioni: tutte le posizioni, tutte le professioni dovevano essere aperte a tutti. Questo almeno in teoria. In conformità alla componente liberale della libertà borghese, inoltre, erano scomparsi i vincoli religiosi obbligatori, e ciascuno «poteva di ventare beato a suo modo». La libertà di movimento era generalizzata, e così la libertà di emigrare, il diritto di stabilirsi in un luogo e di esercitare qua lunque mestiere appreso, etc. Tutto ciò trovava i suoi limiti giuridici solo nell ’ obbligo di rispettare gli identici diritti di tutti gli altri. Lo stato liberale di diritto si impegnava a garantire la «pacifica coesistenza di individui litigio si e egoisti». Nonostante l ’ abolizione di privilegi nel senso preciso del termine, tutta via, rimasero e rimangono tuttora ineguaglianze di fatto, e dunque anche
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