Problemi della transizione 1984
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
decidono dello sviluppo economico, dei salari, dell ’ occupazione e degli obiettivi dell ’ inflazione. È significativo che la spesa militare avrebbe dovuto essere ridotta in base a considerazioni di natura economica e in base a considerazioni di natura mo rale mentre veniva incrementata la produzione di beni e di servizi rivolti a soddisfare i bisogni fondamentali, l ’ uno e l ’ altro visti come mezzi per au mentare l ’ occupazione e ridurre l ’ inflazione. Con la ripresa reaganiana, le posizioni neo-liberali e quelle dell ’ «economia democratica», sono state attac cate, nel partito democratico, da destra. Gli economisti del Partito Democratico raccolti nella Brooking Institution hanno contestato la politica industriale e si sono espressi in favore del libero mercato e dei tradizionali strumenti di politica macro-economica considerati come i principali meccanismi di una politica di sviluppo. Charles Schultze presidente del Council of Economie Advisors all ’ epoca di Carter, scrivendo nella Brookings Review (Primavera del 1983), sottolineava che: 1) l ’ America non è in fase di de-industrializzazione, come affermano in vece sia i neo-liberali che i sostenitori dell ’ «economia democratica»; 2) il mo dello giapponese del MITI non è appropriato in quanto il Giappone non de ve il suo successo industriale alla sua politica industriale; 3) il governo non è in grado di dirigere una struttura industriale meglio del mercato (in realtà il governo farebbe probabilmente peggio); 4) nel sistema politico americano non è possibile scegliere fra le singole imprese e le singole regioni secondo una procedura incisiva e diretta a fini di efficienza come sostengono i neo liberali e i fautori della «economia democratica». Schultze prende posizione contro l ’ intervento del governo su casi specifici e in favore dell ’ intervento generale del governo — attraverso politiche macro-economiche — per definire il contesto in cui l ’ allocazione privata del capitale può avere luogo per conseguire il massimo sviluppo e la più alta oc cupazione. I problemi dell ’ industria americana, afferma Schultze, non sono strutturali, ma sono il risultato di una sopravalutazione del dollaro e della causa di questa, ovvero gli alti tassi di interessi, i quali derivano a loro volta dall ’ enorme deficit. Le soluzioni suggerite consistono nell ’ aumento delle tasse, nel taglio della spesa pubblica per assicurare assistenza ai lavoratori colpiti dalla chiusura e dalla ristrutturazione delle aziende e per restringere e ridurre la disoccupa zione strutturale, soprattutto fra i giovani. Data la generale impopolarità dell ’ RFC e della pianificazione governativa degli investimenti attraverso tali banche per lo sviluppo, le concezioni di Schultze stanno diventando la politica economica dei candidati democratici più conservatori — Glenn in particolare, ma anche Mondale. Nel caso di Mondale, il rifiuto della politica industriale è in un certo modo più proble matico poiché la federazione sindacale AFL-CIO ha abbracciato la politica industriale proprio nel corso della stessa convenzione in cui hanno espresso il loro sostegno per Mondale. Inoltre i suggerimenti di Schultze sono tranquil lizzanti: essi non richiedono altro che un ritorno alla tradizionale politica economica del periodo post-bellico che oggi funzionerebbe da correttivo nei riguardi di un dollaro sopravalutato ed equilibrerebbe il budget. Questa po litica promuoverebbe lo sviluppo attraverso un ritorno (come principale stru mento macro-economico) alla politica fiscale invece della politica monetaria. Appena il dollaro sarà corretto, il naturale vantaggio tecnologico degli Stati
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