Problemi della transizione 1984
La politica economica di Reagan
Uniti verrebbe trasformato, attraverso l ’ incremento delle esportazioni, in un rapido sviluppo manifatturiero. La posizione di Schultze è persuasiva in quanto è largamente sperimentata e vera, ma la validità si basa su due importanti premesse: in primo luogo essa è giusta a proposito dell ’ assenza di problemi strutturali nell ’ industria ameri cana; in secondo luogo che l ’ inflazione e i problemi dell ’ occupazione posso no essere curati, nell ’ attuale congiuntura, con una politica macroeconomica integrata da alcuni appropriati programmi governativi in merito ai mercati del lavoro. La prima di queste premesse è stata recentemente criticata da Bar ry Bluestone e Ben Harrison, due dei teorici della de-industrializzazione. Es si sostengono che molti settori industriali hanno affrontato consistenti e con tinue perdite nelle esportazioni, con rapidi miglioramenti nella produttività e nell ’ organizzazione del lavoro e attraverso decentramenti in vari paesi che hanno portato al trasferimento di alcune fasi della lavorazione in impianti stranieri per poi eseguire il montaggio finale negli Stati Uniti (Bluestone and Harrison, 1984). La seconda premessa ignora una delle più importanti ragioni della ripresa reaganiana, in particolare il notevole incremento della spesa pubblica per le nuove armi e l ’ attiva politica anti-sindacale dei repubblicani. E vero che un dollaro più a buon mercato favorirebbe notevolmente le esportazioni ameri cane mentre la riduzione del tasso di interesse praticato dagli Stati Uniti fa vorirebbe lo sviluppo economico in Europa. Schultze cercherebbe di mante nere dei livelli di crescita interna mediante la riduzione dei tassi di interesse ma diminuendo contemporaneamente il deficit del budget. Ma un demo cratico come Mondale non potrebbe trattenere i sindacati dal richiedere cre scenti aumenti salariali senza offrire in cambio misure di controllo dei prezzi e dei salari o senza attuare accordi neocorporativi fra imprenditori, lavoratori e governo, entrambi avversati dalla linea Schultze. Il problema delle richie ste salariali diventerà nei prossimi anni sempre più acuto per qualsiasi partito al potere, poiché la disponibilità di forza lavoro tende ad aumentare soltanto in una percentuale dell ’ 1,4% ogni anno per tutti gli anni ’ 80 rispetto all ’ au mento del 2,5% verificatosi negli anni ’ 70. Schultze non riconosce neppure quanto il settore privato americano è diventato dipendente dalla spesa pub blica. Se la spesa per gli armamenti deve essere sensibilmente diminuita, e la disoccupazione deve essere ridotta, dovranno aumentare anche le spese di rette per le infrastrutture e gli aiuti per il reddito. In questa prospettiva sono particolarmente interessanti le relazioni del Gruppo Democratico del Senato guidato da E. Kennedy («Lavoro per il Fu turo») e del Gruppo Democratico della Camera. Pubblicati nel novembre del 1983 e nel gennaio del 1984, essi riflettono alcune delle posizioni dei fautori dell ’ economia democratica innestata sulle precedenti posizioni neo liberali all ’ interno del partito e propongono una chiara alternativa nei con fronti di quella che sarà probabilmente la linea Schultze-Mondale. Il rapporto del gruppo democratico del Senato insiste sulla piena occupa zione come obiettivo prioritario della politica economica e rifiuta l ’ implicita assunzione dei modelli neo-liberali e reaganiani secondo cui i salari devono essere ridotti per favorire l ’ investimento dei capitali e per restaurare la posi zione competitiva degli Stati Uniti. Il rapporto della Camera insiste sullo svi luppo come soluzione per l ’ elevata disoccupazione e non mette in discussio ne i salari. Entrambi si esprimono in favore di un ruolo attivo del governo nella politica di sviluppo, ma non si impegnano nei confronti di una Banca
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