Problemi della transizione 1984

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

fu una particolare organizzazione della politica e della società che è stata de finita welfare state keynesiano: in esso le esigenze della stabilità sono state coniugate con quelle del rinnovamento, quelle della protezione sociale con quelle dello sviluppo materiale 3 . Invero tale esperimento fu particolarmente felice e gli Stati Uniti divenne ro, anche in virtù di una privilegiata collocazione internazionale, il Paese con il più alto reddito pro-capite, il più basso tasso d ’ inflazione, la più alta mo bilità sociale, un ’ invidiata stabilità politica, oltre a costituire sul piano mili tare e diplomatico la più influente potenza mondiale 4 . Eppure, in poco più che un decennio questo modello di coesione sociale e di potenza economica viene ad incrinarsi irreversibilmente, e con esso il particolare liberalismo che di quel modello era stato forma e ratio insieme. Tra l ’ esplosione dei ghetti e dei campus e, dieci anni dopo, l ’ esplosione dell ’ enigma irresolubile della stag-flation si consuma interamente la parabo la del liberalismo roosveltiano-kennediano e si frantuma la coalizione sociale che gli aveva dato corpo 5 . La successiva esperienza carteriana può essere in terpretata, come autori diversi suggeriscono 6 7 , come l ’ effetto dell ’ incapacità repubblicana di tradurre la crisi del liberalismo in una new conservative ma jority, piuttosto che come ripresa delle politiche newdealistiche. Proprio in tale situazione di stalemate, di stallo politico e sociale, prende vigore e si consolida una prospettiva di nuovo conservatorismo che si candida alla dire zione del Paese sulla base di un giudizio negativo netto e inequivocabile del le politiche e degli assetti istituzionali prodotti dal liberalismo. L ’ affermazione elettorale di quella prospettiva all ’ inizio del decennio in corso e la sua progressiva trasformazione in compiuta ideologia e pratica di governo porranno il liberalismo ai margini del discorso politico dominante. Il reaganismo costituisce il primo tentativo, in questo secolo, di saldare una coalizione sociale e un ceto politico al di fuori dell ’ universo concettuale e di valori della liberal traditùm . Il relativo successo di questa operazione politi ca si evidenzia come un segno rilevante di una trasformazione probabilmen te storica sia della cultura che dell ’ organizzazione della politica statunitensi. Una trasformazione che è anche una sfida verso il liberalismo, obbligato a questionare impietosamente la propria identità storica e adeguatezza politi ca. Dagli esiti di questo esame dipenderà la sua possibilità di concorrere o meno alla direzione politica di un processo di transizione 8 . Lo scopo di queste note è quello di individuare le trasformazioni possibili del liberalismo statunitense, oltre e al di là dei contingenti schieramenti elet torali e delle risultanze della campagna stessa. Può essere utile, in tal senso, ricostruire un modello della politica liberale e, rispetto ad esso, vagliare gli

3 R.C. E dwards , M. R eich e T. W eisskopf , Thè Capitalist System: A Radicai Analysis of American Society, Englewood Cliffs, N.J., Pren- tice Hall, seconda edizione, 1978. 4 E.S. WOYTINSKY, Pro file of thè U.S. Econo- my, New York, Frederick A. Praeger, 1967; C. ALMON, American Economy to 1975, New York, Harper&Row, 1976. 5 D. GOLD, Thè Rise and Decline of thè Keyne- sian Coalition, Kapitalistate, n. 6, 1977. 6 K.P. P hillips , Post-Conservative America (parte prima), New York, Vintage Books, 1982. 7 Sulle caratteristiche della «tradizione liberale» si veda L. HARTZ, Thè Liberal Tradition in Ame

rica, New York e Londra, Harvest/HBJ Book 1955. 8 D. PLOTKE, Thè Politics of Transition: thè United States in Transition, II, Socialist Review, v. II, n. 7, 1981.

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