Problemi della transizione 1984

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

zazione di più ampie garanzie contro la dispccupazione e la povertà, sono state le tappe, tra le altre, della progressiva responsabilizzazione statale verso le esigenze, alcune, dei ceti sociali ed etnici subalterni 24 . Il keynesismo, dunque, ha fornito le basi teoriche per un incontro tra le esigenze anti-stagnazionistiche del business e quelle di difesa del reddito e dell ’ occupazione delle classi popolari. Un incontro che ha avuto certamente nel preminente ruolo internazionale degli Stati Uniti un presupposto di fon damentale importanza 25 . Rispetto ai paesi di capitalismo avanzato gli Stati Uniti hanno adottato una politica liberista, cioè di riduzione delle barriere commerciali e di instaurazione di un effettivo sistema di pagamenti, oltre ad un sistema di saggi di cambio fissi tra parità nazionali. Rispetto ai paesi in via di sviluppo la politica è stata quella degli investimenti diretti e di specifi ci condizionamenti delle loro politiche economiche, sia per garantirsi la for nitura di materie prime che per garantire la penetrazione di merci Usa in quei mercati. Se, dunque, la crescita economica ha funzionato come terreno di legitti mazione del liberalismo, è certamente noto che in quella crescita ha giocato un ruolo strategico la spesa statale per armamenti, così strettamente intrec ciata con il ruolo internazionale del Paese. In questo senso sembra possibile dire che il keynesismo statunitense ha avuto una forte declinazione militari stica anche se, in particolare tra la fine degli anni Cinquanta e la fine degli anni Sessanta 26 , la componente welfare della stessa si è sensibilmente espan sa. Tale particolare declinazione è stata l ’ espressione di una ideologia libera le che aveva interpretato il ruolo del Paese in senso chiaramente imperiale, e che opportunamente è stata definita come cold war liberalismi . Crisi dell'ordine liberale e tendenze neo-corporative Un insieme intrecciato di fattori ha messo in crisi, nell ’ arco di un decen nio, l ’ ordine liberale che aveva organizzato la società americana per quasi mezzo secolo. Si tratta di una crisi che ha attraversato i processi di accumula zione e le forme di legittimazione, il ruolo internazionale del Paese e la sua cultura economica e politica. È in questo contesto che, secondo il parere di alcuni studiosi 28 , nasce e si afferma il neo-conservatorismo, molti ispiratori dei quali provengono dall ’ esperienza e dalla cultura liberali. È un ’ opinione diffusa considerare i quattro anni dell ’ Amministrazione Reagan come un vero e proprio spartiacque tra il precedente e prolungato li beral consensus ed una nuova visione della politica. In tale visione sono ve nuti ad assumere progressivamente un ruolo marginale i processi di media zione e contrattazione tra i gruppi organizzati e, contemporaneamente, sono state esaltate procedure decisionistiche a forte carattere plebiscitario. Il rea- ganismo, in altri termini, ha rappresentato il tentativo di affidare l ’ autorità politica ad un principio di autoritarismo plebiscitario, e quindi coniugare ta li operazioni di centralizzazione e personalizzazione del potere con processi

26 H.L. WlLENSKY, Thè Welfare State and Equality, Berkeley, University of California Press, 1975. 27 D. G old , Thè Rise etc. , op. cit. 28 P. STEINFELS, 1 neoconservatori, Milano, Riz zoli, 1981.

^O.L. G raham JR., Towarda Planned Society: From Roosvelt to Nixon, New York, Oxford Uni versity Press, 1976. 25 A. MAC E wan , lntemationalEconomie Crisis and thè Limits of Macropolicy , Socialist Review, v. II, n. 5, 1981.

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