Problemi della transizione 1984
Democrazia economica negli Stati Uniti
di ristrutturazione sociale e dinamiche di modernizzazione economica 29 30 . L ’ imminente campagna elettorale ci dirà se e in quale misura questo tentati vo ha avuto successo; tuttavia, al di là di quell ’ esito, è indubitabile che quel tentativo ha modificato i termini del discorso politico. Le difficoltà dei liberais statunitensi, e del partito — quello Democratico — che in modo privilegiato riflette la loro storia, sono significative di queste mutazioni dell ’ ordine politico, e dell ’ impossibilità generalmente riconosciu ta di ricorrere a formule politiche ideate in precedenti esperienze storiche. La nostra analisi riguarda, comunque, il dibattito teorico, piuttosto che quello politico-propagandistico della campagna presidenziale in corso: in essa, in fatti, le preoccupazioni elettorali tendono, come è noto, ad inquinare i veri e propri contenuti programmatici. Per quanto riguarda il dibattito teorico sembrano emergere posizioni che, sia pure con diverse e contraddittorie — tra di loro — accentuazioni, cercano di avanzare proposte di un nuovo patto sociale di tipo neo-corporativo come alternativa al «cesarismo democratico» del reaganismo. Certamente ci sono studiosi e settori di partito che ritengono il reaganismo come un infausto fe nomeno di regressione politica, destinato comunque al fallimento, e al qua le è sufficiente opporre la vecchia politica newdealistica, ritenuta ancora, in buona sostanza, adeguata ai tempi . Tuttavia molto più diffusa sembra es sere la consapevolezza che il liberalismo debba rinnovarsi, e che tale rinnova mento dovrà avere la forma istituzionale e ideologica di un nuovo contratto. Le caratteristiche del «contratto» neo-corporativo sono state oggetto di un ampio dibattito nelle scienze sociali 31 . Tale dibattito ha evidenziato come il neo-corporativismo vada interpretato come uno specifico modo di organizza zione del processo politico; che si basa su una struttura di rappresentanza de gli interessi che prevede un numero limitato di categorie-organizzazioni ge rarchicamente ordinate e funzionalmente differenziate; le quali organizza zioni sono riconosciute, approvate o incoraggiate dallo stato; e il quale stato conferisce loro un monopolio di rappresentanza nelle loro rispettive catego rie in cambio di un controllo determinato sui loro processi interni di articola zione delle domande e di selezione dei gruppi dirigenti. Questo modello per funzionare richiede un alto tasso di centralizzazione organizzativa ed una dimensione quasi monopolistica della rappresentanza dell ’ interesse; cioè, in altri termini, in tale modello vengono ad interagire due fattori, quello della rappresentanza e quello del controllo, la cui combi nazione costituisce l ’ aspetto stabilizzante del modello stesso 32 . Proprio in riferimento a questo modello diversi autori hanno cercato di di mostrare l ’ impossibilità di realizzare un tale sistema di rappresentanza nelle
32 P. SCHMITTER, Interest lntermediation and Regime Govemahility in Contemporary Western Europe andNorth America, in S. BERGER (a cura di), Organizing etc. , op. cit.
29 S. FABBRINI, Il reaganismo tra governo e regi me, di futura pubblicazione sulla rivista «il Muli no». 30 Per un esame di queste posizione si veda M.K. LANDY e H.A. PLOTKIN, Limits of thè Market Metaphor, Society, v. 19, n. 4, 1982. 31 P.C. SCHMITTER e G. LEHMBRUCH (a cura di), Trends Toward Corporatist lntermediation, Be verly Hills, Sage Publications, 1979; Id. (a cura di), Pattems of Corporatist Policy-Making, Be verly Hills, Sage Publications, 1982 (recentemen te tradotto da II Mulino); S. BERGER (a cura di), Qrganizing Interests in Western Europe, Londra, Cambridge University Press, 1981.
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