Problemi della transizione 1984
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
È in questo contesto che va inserita la proposta di una nuova industriai policy. Essa si muove, principalmente, lungo tre direttrici strategiche, e tutte si riferiscono ad un diverso e più responsabilizzato ruolo dello Stato. In pri mo luogo viene proposta la costituzione di un meccanismo centrale che pro muova la ricerca e lo sviluppo tecnologico, che faciliti il labor adjustment at traverso programmi di ri-professionalizzazione dei lavoratori, che induca lo calizzazioni industriali in aree depresse, che controlli la chiusura degli im pianti e i licenziamenti. In secondo luogo, si propone la costituzione di una finanziaria nazionale per lo sviluppo industriale, che sia dotata di risorse ed autorità per riorganiz zare le industrie in declino (acciaio, tessile, automobilistica, macchine uten sili) e per provvedere ad investimenti di capitale di lungo periodo per quanto riguarda i settori industriali ad alta tecnologia. In alcune proposte tale finan ziaria ha le caratteristiche di una banca pubblica; in altre, molto più popola ri, essa coincide con la Reconstruction Finance Corporation^ . Il modello a cui si ispira quest'ultima è quello del Federai Riserve System, cioè l ’ organi smo di controllo sulla politica monetaria degli Usa; oppure, secondo altri in terpreti, quello del Fondo Monetario Internazionale . In entrambi i casi si tratta di un organismo dotato di responsabilità pubblica, eppure gestito se condo criteri di autonomia tecnica. Le sue risorse finanziarie dovrebbero es sere costituite da quote fiscali e dotazioni federali e, secondo una proposta di legge avanzata nel Congresso nel 1983, il suo capitale iniziale avrebbe dovu to essere di circa 12 miliardi di dollari, e con un accesso garantito al prestito per almeno due volte la dotazione iniziale 48 49 50 . In terzo luogo, si propone la costituzione, o all ’ interno direttamente della RFC oppure in un altro organismo ad hoc, di un board tripartitico in cui sia no presenti i leaders dei principali gruppi d ’ interesse, in particolare il lavoro e il capitale, cui spetta definire le scelte strategiche di politica, al riparo dalle pressioni contingenti. Tale organismo deve essere ovviamente autonomo, anche se dotato di uno status quasi-pubblico. La gravità della crisi viene ritenuta il fattore strategico per fare accettare al la società americana queste proposte. Con esse il liberalismo si vuole muove re verso una direzione più tecnocratica di gestione dei conflitti e degli inte ressi diversi 51 . 50 Thè Economist, Industriai Policy etc. , op. cit. 51 In questo stesso fascicolo della rivista M. Car- noy argomenta a favore di una stretta e lineare identificazione tra la prospettiva della new indu striai policy e le posizioni neo-liberali popolariz- zate nella campagna presidenziale dal senatore del Colorado Gary Hart. E mia opinione che quel rapporto sia meno lineare e probabilmente più contraddittorio, così come eccessivo mi appare l ’ appiattimento di Walter Mondale ad una pro spettiva di rinnovato keynesismo. A questo sta dio del dibattito mi sembra una necessaria pru denza quella di distinguere tra livello program matico e posizioni elettorali (altrimenti che se gno dare al documento sulla politica industriale dell ’ AFL-CIO: mondaliano o neo-liberale?). E possibile però prevedere che la prospettiva da noi analizzata influenzerà lo sviluppo di entrambe le posizioni. Sui neo-liberals si veda: P. TSONGAS, Thè Road from Here: Liberalism and Realities in thè 1980s, New York, Knopf, 1981; G. HART, An Economie Strategy forthe 1980s (che dispon go sotto forma di dattiloscritto con data 6-2-1982); B. BRADLEY, due articoli sul New York Times del 23 e 24 giugno 1982. Per inter pretazioni sui neo-liberals si veda: T. FERGUSON e J. ROGERS, Neoliberals and Democrats. Thè Nation, 26-6-1982; R. ROTHEMBERG, Thè Neoli beral Club. Esquire, v. 97, n. 2, febbraio 1982; Id., Mr Industriai Policy. Esquire, v. 99, n. 5, maggio 1983; J. Judis, Neoliberals, Thè Progres sive, ottobre 1982. 48 II più convinto sostenitore della necessità di una R.F.C. e F. Rohatyn. Uno, se non il primo, degli scritti in cui la proposta è stata formalizzata è: F. ROHATYN, America in thè 1980s. Thè Eco- nomist, v. 280, n. 7203, 19-25 settembre 1981. 49 L ’ interpretazione critica di questi due modelli è in F. HERARN, Thè Corporatist M.ood in thè Uniteci States, Telos, n. 56, 1983.
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