Problemi della transizione 1984

Democrazia economica negli Stati Uniti

della produzione. Tale agenzia, inoltre, dovrebbe fornire finanziamenti ai vari tipi di impresa per incoraggiare quegli investimenti che sono considerati essenziali per gli interessi nazionali. Tale agenzia, insieme alle società muni cipali e a quelle gestite dai sindacati, dovrebbe costituire un sistema di orien tamento della ricerca tecnologica, di controllo della allocazione delle risorse per l ’ investimento e di promozione dell ’ adozione di procedure democrati che nelle decisioni economiche. Inoltre queste scelte di politica economica dovrebbero essere rafforzate dalla pubblicizzazione di tutte le banche e com pagnie di assicurazione; da un controllo politico sulla moneta (il comitato dei governatori della Federai Reserve dovrebbe essere interamente eletto dal la Camera dei Rappresentanti); e da una politica fiscale che si basi principal mente su una tassa federale sul reddito, comprensiva di tutte le tasse locali, statali, federali, sulla proprietà e sugli affari. In quarto luogo, viene rivendicata l ’ approvazione di una legislazione che consolidi e amplifichi quell ’ insieme di diritti sociali propri del moderno wel- fare state. Il presupposto per tale politica sociale viene individuato nella ri duzione drastica della spesa militare 56 , la cui quota ritenuta indispensabile dovrebbe essere comunque sottoposta ad un permanente controllo pubblico. È particolarmente significativa, rispetto all'allargamento dei diritti sociali, la proposta di costituzione di un servizio sanitario nazionale. Infine, la difesa del welfare state non è fatta sulla base del precedente liberalismo, così otti mistico — secondo molti studiosi — relativamente alla possibilità dello stato di risolvere i problemi sociali. Nella proposta che stiamo considerando c ’ è una sensibile enfasi sulla necessità, da parte dei cittadini, di organizzarsi su base volontaria per ta gestione diretta dei servizi, in ovvia relazione con le strutture pubbliche. E interessante rilevare, per concludere, che tra i diritti da difendere è incluso anche quello relativo alla difesa della natura e dell ’ equilibrio ambientale. In entrambi i progetti neo-corporativi, sembra di poter dire, viene previ sto un salto, rispetto alla precedente tradizione liberale, dell ’ intervento sta tale: gli attori pubblici non si limitano più a governare degli aggregati, la sciando poi al mercato la piena autorità sulle caratteristiche del processo eco nomico. Lo stato, al contrario, deve intervenire direttamente nel lato dell ’ of ferta, influenzando le modalità di produzione e la composizione del prodot to: ed è questo in realtà il terreno privilegiato della sfida reaganiana. Se dunque la natura della crisi interna sta obbligando il liberalismo ad an dare oltre le keynesiane politiche della domanda, la nuova realtà internazio nale, con il suo policentrismo e la sua perduta centralità monetaria del dolla ro, sta parimenti sollecitando nuove elaborazioni teoriche. La politica inter nazionale sembra essere la più debolmente enunciata in entrambe le pro spettive, e appare quasi oscillare tra tendenze neo-protezionistiche, propositi di nuova collaborazione internazionale e rinvigoriti progetti neo-mercan tilistici. Il passaggio da una politica degli aggregati, che tradizionalmente si basa sugli strumenti fiscali e creditizi, ad una che interviene nelle condizioni spe-

56 Interessanti riflessioni in D. Me FADDEN, J. WAKE e B. HARTUNG, Thè Freeze Economy: Thè Economie Impact of a Bilateral Nucleare Wea ponsFreeze , Socialist Review, v. 13, n. 4, 1983.

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