Problemi della transizione 1984

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

zione senza vita. D ’ altra parte la teoria borghese dello stato sottolinea alme no nel Citoyen, in modo astratto, quelle caratteristiche che corrispondono alla natura sociale dell ’ uomo. Secondo la formulazione di Marx, viene qui espressa «la verità» dell ’ uomo, che però rimane irreale, puro postulato, men tre il Bourgeois egoista corrisponde alla realtà dell ’ uomo esistente in tutta la sua non-verità. L ’ uomo reale non è l ’ uomo vero, e quello vero non è reale: questa la formula che si può dedurre dalla descrizione marxiana del risultato del movimento borghese di emancipazione. «Vero» è nel Citoyen il suo lega me con la comunità, anche se questa compare solo nella forma egualmente astratta dello stato democratico. Irreale rimane il Citoyen, perché la sua etica ideale è in contraddizione con i bisogni e gli sforzi quotidiani reali dell ’ uo mo concreto. Questo naturalmente non vale solo per il Bourgeois, ma anche per il proletario, che in una società di classe non può essere neanch ’ esso Ci toyen. Il Citoyen è una «persona morale», il suo Stato è una creazione «ideale», che si libra ad altezze immaginarie sulla società borghese reale, sul lavoro, sulla produzione, sugli scambi, sulle lotte degli uomini. Un tentativo di isti tuire lo stato ideale dei Citoyens sulla base di una società egualitaria di piccolo-borghesi, e di realizzarlo mediante un ’ estrema costrizione da parte dello stato, venne attuato dai Giacobini francesi. Il tentativo era destinato a fallire, perché la sua base di classe era troppo ristretta: gli artigiani e i com mercianti indipendenti piccolo-borghesi di Parigi rappresentavano ormai una classe non più in ascesa, ma in decadenza, in collegamento all ’ evoluzio ne di mezzi di produzione ormai superati. Al di sotto della piccola borghesia invece iniziava a svilupparsi la nuova classe, il proletariato, che non poteva più accettare come prospettiva per il futuro una società egualitaria piccolo borghese. Senza eliminare la contrapposizione fra Bourgeois e Citoyen — in questo senso Marx è d ’ accordo con Robespierre — è impossibile realizzare una li bertà e un ’ eguaglianza autentiche. L ’ eliminazione di tale contrapposizione però non può venire attuata all ’ indietro, con la restaurazione di una società egualitaria piccolo-borghese, ma solo in avanti, col socialismo. Nella sua spe cifica concezione di libertà Marx, con l ’ eliminazione della contrapposizione (e della differenza) fra Citoyen e Bourgeois, cerca di conciliare e di adempie re sia alla promessa della libertà democratica (partecipazione reale) che a quella della libertà liberale (libero sviluppo individuale). II L ’ «emancipazione umana» della rivoluzione socialista proletaria deve an dare oltre e al di là dell'«emancipazione politica» della rivoluzione borghese. Nella prima non è più «l ’ egoismo dell ’ attività economica» che dev ’ essere li berato dai vincoli del controllo feudale, ma è l ’ uomo che dev ’ essere emanci pato dall ’ «egoismo dell ’ attività economica». Presupposto per il successo di tale liberazione dev ’ essere evidentemente la trasformazione dell ’ uomo. Non quella però che fa del Bourgeois concreto il Citoyen astratto, com ’ è descritta da Rousseau nel Contrat Social: dev ’ essere la trasformazione del Bourgeois egoista (come anche del proletario egoista) nell ’ uomo collegato con legami solidali con la comunità degli altri produttori. Nel linguaggio hegeliano del Marx degli Scritti giovanili, questo obiettivo

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