Problemi della transizione 1984
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
diritti dei consigli di azienda e del personale era, da questo punto di vista, insufficiente. Situazioni analoghe di conflitto emersero con la riforma della formazione professionale. Punto centrale di questa riforma era l ’ innalzamento dello standard di qualificazione e, soprattutto, l ’ obbligo per legge al pagamento di una somma da parte dell ’ impresa, se l ’ offerta di posti per la formazione fosse scesa sotto un determinato livello. Per quanto questa situazione si sia effettivamente presentata, questa forma di finanziamento di posti per la for mazione professionale non fu mai utilizzata. Il cancelliere Schmidt motivò questo anche con il fatto che non voleva entrare in conflitto con il mondo dell ’ economia per pochi milioni di marchi (circa 800). Per il resto, nel setto re dell ’ istruzione, per il quale le competenze centrali sono ristrette a causa della sovranità dei Lander, si riuscì, attraverso l ’ estensione di incentivi all ’ istruzione e la partecipazione alla costruzione delle scuole superiori, a mi gliorare le condizioni per il diritto allo studio dei giovani appartenenti ai gruppi sociali a minor reddito. Al posto di riforme di base, il nucleo della politica socialdemocratica per l ’ istruzione consisteva in una sua espansione (alla quale venivano sollecitati i Lander), della quale anche i figli dei lavoratori potessero, in certa misura, approfittare. Un ulteriore campo di riforma riguardò gli interventi sociali in senso stret to. Per la SPD era qui necessario — rispetto alla propria base elettorale e all ’ immagine nella opinione pubblica — non solo garantire, ma anche estendere la rete dei servizi sociali. Nel settore pensionistico, la coalizione realizzò all ’ inizio anche riforme di ampio respiro: le assicurazioni di invali dità e vecchiaia furono estese ai lavoratori autonomi, i pensionati esonerati dai contributi per le mutue, e il limite d ’ età abbassato a 63 anni. Tuttavia poco dopo, una parte di queste misure fu di nuovo abbandonata, nel segno della lotta alla crisi: aumenti delle pensioni furono più volte procrastinati e risultarono più bassi del tasso di inflazione. Infine anche i pensionati dovet tero partecipare di nuovo al pagamento dei contributi mutualistici. Anche la protezione finanziaria dei disoccupati e dei poveri (aventi diritto all ’ aiuto so ciale), delle persone malate e in stato di bisogno fu vittima di una gestione «da crisi», conservatrice. La quota parte del sussudio dei disoccupati rispetto al loro ultimo stipendio veniva abbassata, i criteri per l ’ ammissione delle ri chieste resi più restrittivi, e aumentavano le pretese nei confronti dei disoc cupati (mobilità/spostamento a un lavoro meno qualificato). Cadeva l ’ ade guamento del potere d ’ acquisto dell ’ aiuto sociale, di competenza dei comu ni: esso rimase al livello del 1970. Negli ultimi tempi non ha avuto luogo una compensazione dell ’ inflazione. Le misure di risparmio hanno colpito, dal 1980, in modo particolarmente duro i gruppi sociali più deboli. Non si è riusciti a mantenere, sotto i vincoli imposti dalle difficoltà finanziarie del bi lancio pubblico, la socialdemocratica «solidarietà con i deboli». L ’ eccesso di zelo della lobby economica nella FDP fece infine rompere la storica coalizione, il cui contributo più importante era consistito proprio nel compito storico di realizzare, dopo la seconda guerra mondiale, una riconci liazione e una normalizzazione dei rapporti con l ’ Europa dell ’ Est. Forze che nella SPD erano determinanti avevano ritenuto possibile una vasta politica di riforme solo in presenza di una crescita economica. Lo stesso Cancelliere Brandt si esprimeva nelle dichiarazioni del governo il 28 ottobre 1969 in questo modo: «La realizzazione delle necessarie riforme e un ulterio
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