Problemi della transizione 1984
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
miliardi di marchi, rappresentavano una somma modesta rispetto alla durez za dell ’ impatto congiunturale. Solo casualmente la riforma della tassa sul reddito, già da tempo decisa, si accordò nel 1974 con la politica finanziaria anticiclica, poiché lo Stato rinunciò a entrate per 13,7 miliardi di marchi (il calcolo è per il 1975) e, con questo, rafforzò la domanda privata. Già nel di cembre 1974 seguiva il terzo programma congiunturale con incentivi,tempo ralmente limitati,agli investimenti, (onere per il bilancio 7,1 miliardi di marchi) e con investimenti statali (1,1 miliardi di marchi). «Nel complesso la politica finanziaria reagì nel 1974 in modo moderatamente espansivo sul fronte delle uscite; su quello delle entrate tuttavia (riforma della tassa sul reddito e incentivi agli investimenti) vennero prese decisioni importanti per gli anni a venire» (Lerch, 1982, pag. 11). In conseguenza della riforma dell ’ imposta sul reddito e degli incentivi, in un quadro condizionato dalla recessione, nel 1975 le entrate diminuirono considerevolmente. Nel 1975 il bilancio si chiuse con il deficit-record di 57 miliardi di marchi. Di fronte a una simile mancanza di copertura il parla mento federale approvò una legge relativa alla struttura del bilancio (Haus- haltsstrukturgesetz) con radicali riduzioni di spesa, con un aumento dei contributi per il sussidio ai disoccupati dal 2 al 3 % e la previsione di maggio ri entrate, a partire dal ’ 77, attraverso un aumento delle imposte di consu mo. Il bilancio federale fra il 1976 e il 1979 doveva essere in media alleggeri to di circa 24 miliardi di marchi (13 miliardi nel ’ 76), prevalentemente a sca pito della spesa nel settore sociale e nei servizi pubblici (fonte: Ministero fe derale per le finanze, Rapporto finanziario 1976, pag. 88 sgg.). Per contro, il programma per il rafforzamento degli investimenti edilizi e in altri settori, approvato nello stesso anno (ivi, pag. 87), con un volume complessivo di 5,8 miliardi di marchi, (tutti provenienti da fondi pubblici), si presentava mo desto. Prima che questa politica finanziaria, rivolta prevalentemente al consoli damento, facesse sentire i suoi effetti, si manifestarono — anche se in misura modesta — gli effetti positivi del programma congiunturale approvato nel 1974. La disoccupazione era alla fine del 1976 inferiore di 200.000 unità al suo punto più alto. La migliore situazione congiunturale fece anche affluire più denaro nelle casse pubbliche. Queste maggiori entrate tuttavia non ven nero utilizzate in direzione espansiva, ma servirono al consolidamento del bilancio. Le spese di investimento del bilancio centrale rimasero nel 1976 del 5,5% inferiori a quelle dell ’ anno precedente. Il consuntivo di spesa — in particolare per il personale — rimase sensibilmente inferiore a quanto era stato preventivato. Con ciò lo Stato contribuiva, con la sua propria politica di bilancio, a rendere più difficile la situazione sul mercato del lavoro. Il nume ro dei disoccupati salì di nuovo di 100.000 unità. Nel 1976/77 le decisioni restrittive in materia finanziaria dell ’ anno pre cedente, prese con l ’ obiettivo di un rapido consolidamento del bilancio, era no in sostanza responsabili della mancata ripresa. Quando la necessità di un cambiamento di direzione divenne sempre più chiara, il governo approvò un «programma per gli investimenti futuri» (ZIP), per il periodo 1977/81, com plessivamente per circa 16 miliardi di marchi. D ’ altro canto furono decise di verse agevolazioni fiscali e aumentati gli incentivi agli investimenti. Vale la pena di considerare il fatto che il calo delle tasse sui patrimoni da solo causò un minore gettito di entrata annuale più consistente delle spese per il «ZIP»: tuttavia il ZIP introdusse criteri di misura qualitativamente e quantitativa
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