Problemi della transizione 1984
La libertà in Marx
è così descritto: «Solo quando il vero essere umano individuale avrà riassunto in sé il cittadino astratto, e come essere umano individuale sarà diventato, nella sua vita concreta, nel suo lavoro individuale, nella sua situazione individuale, un essere conscio di appartenere a una specie, solo quando l ’ essere umano avrà riconosciuto e organizzato le sue «forces propers» come forze sociali, e non si depriverà dunque più della forza sociale, ri ducendola a forza politica, solo allora l' emancipazione umana sarà compiuta» (ibidem, p. 57). L ’ uomo reale, individuale, deve dunque diventare «un essere conscio di appartenere a una specie», e cioè un essere consapevole del suo carattere so ciale, e che agisce in base a motivazioni corrispondenti. Un essere che non considera i suoi simili né come limiti della sua libertà individuale né come strumenti per attuare i suoi fini egoistici, e che entra invece con loro in un li bero rapporto di dare e ricevere. Marx accenna qui quello che solo una volta ha espresso chiaramente, nei quaderni degli Excerpta. Si tratta di far diven tare il rapporto fra i prodotti e il lavoro individuale, che nella teoria liberale si stabilisce «dietro le spalle degli individui», un rapporto da questi voluto e cercato consapevolmente. Al posto della «mano invisibile», come l ’ ha de scritta Adam Smith, che si serve dell ’ egoismo privato ai fini dell ’ approvvi gionamento dei beni, deve subentrare il lavoro moralmente motivato, o più correttamente il lavoro spontaneamente motivato sulla base del rapporto amicale con i propri simili. Solo allora gli individui saranno diventati consa pevoli della loro appartenenza alla specie, e faranno volontariamente, in pie na coscienza, quello che nella società capitalistica privata di mercato debbo no fare senza volontà loro, indotti e condotti dalla «mano invisibile». Non si potrebbe più parlare così del «pubblico tornaconto» che prospera sugli «oneri privati»: il tornaconto di ciascuno sarebbe il prodotto degli sforzi comuni, dell ’ amorevole aiuto di tutti. Mentre nella società capitalistica mercantile ciascun produttore di merci lavora solo perché spera, mediante il suo prodotto o i suoi servizi, di ottenere un controvalore il più alto possibile, e dunque anche quando lavora mate rialmente per gli altri ha solo se stesso come obiettivo, in una «libera associa zione dei produttori» tale rapporto cmabierebbe. In essa ciascuno, potendo estrinsecare nel modo più completo le sue molteplici facoltà, lavorerebbe per gli altrettanto molteplici bisogni dei suoi simili. Per lui la felicità, il senso dela vita, sarebbero proprio in questo fare per gli altri, che al tempo stesso sarebbe la gioiosa espressione delle sue forze e delle sue capacità. Il singolo, divenuto «essere appartenente a una specie», sarebbe moralmente trasforma to. Marx fa la supposizione, o perlomeno l ’ accenna, che non esisterebbe più alcuna contraddizione fra impulsi e moralità. Il conflitto fra interessi perso nali e interessi sociali sarebbe eliminato. La morale in senso kantiano diver rebbe superflua, perché non ci sarebbero più impulsi da frenare. Ma anche ordinamento giuridico e stato diverrebbero superflui come la morale, perché non avrebbe senso esercitare una qualche costrizione su uomini estremamen te socievoli, che si rapportano amorevolmente ai loro simili e fanno volonta riamente tutto ciò che c ’ è da fare. Ciascuno sentirebbe se stesso come parte della comune forza sociale, e sarebbe di conseguenza attivo a favore di tutti gli altri. In tal modo anche la «forza sociale» non dovrebbe più manifestarsi
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