Problemi della transizione 1984
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
agli individui in forma alienata, sia in forma di Stato — come scrisse Marx nel 1843 — sia, come scriverà più tardi, in forma di capitale, che ha assorbito in sé tutte le forze scientifiche e organizzative della società industriale basata sulla divisione del lavoro. Sia lo Stato che il capitale potrebbero scomparire, in quanto sarebbero stati «riassorbiti» nelle forze e nei rapporti riconosciuti come sociali e controllati dagli individui sociali. Prima di occuparmi della problematica di tale visione marxiana, voglio ri portare la ricordata citazione dagli «Excerpta», in cui essa compare espressa nella forma più affascinante: «Posto che noi avessimo prodotto in quanto esseri umani (e non come il Bourgeois egoista, che calcola il suo tornaconto privato, IF): ciascuno di noi, nella propria produzione, avrebbe dato luogo a una duplice conferma: di se stesso e degli altri. Io, 1) nella mia produzione, avrei realizzato la mia individualità, con le sue particolarità, e dunque durante la mia attività avrei goduto sia di un 'espres sione di vita individuale . sia, nelToxrcnw* l'oggetto prodotto, della gioia individuale di sapere la mia personalità una forza espressa in un oggetto, concretamente visibile e al di sopra di ogni dubbio. 2) Nel tuo godere, o nel tuo fare uso del mio prodotto, avrei il piacere im mediato sia di essere cosciente che il mio lavoro ha soddisfatto un bisogno umano, sia di aver oggettivato la natura umana, e dunque di aver fornito l ’ oggetto corrispondente al bisogno di un altro essere umano; 3) di essere stato per te il mediatore fra te stesso e la specie, e dunque di essere conosciuto e sentito da te come arricchimento del tuo essere e come parte necessaria di te stesso, e dunque di sapermi confermato nel tuo pensie ro come nel tuo amore; 4) di aver creato direttamente . nelle mie espressioni individuali di vita, la tua espressione di vita, dunque di aver confermato e realizzato immedia tamente, nella generica primaria mia attività individuale, la mia natura [di essere appartenente a una specie]. Le nostre produzioni sarebbero così tanti specchi da cui il nostro essere riceve luce» (MEGA, I, 3, pp. 544-46). Possiamo facilmente immaginare la situazione qui descritta, di relazioni fra uomini in una libera associazione fra produttori, se pensiamo a quelle at tività umane che già oggi, e dovunque, non sono al servizio primario della sopravvivenza e della produzione di reddito individuale, ma che vengono vissute come soddisfacenti in sé. Per esempio un artista oggettivizza nella sua opera d ’ arte la propria individualità (punto 1), e pur con tutta la serietà e la disciplina richieste dalla sua opera, vive il processo della creazione con gioia. Nell ’ oggetto prodotto egli può vedere la propria personalità oggettivata, e al tempo stesso gusta il piacere (punto 2) che gli altri provano grazie all ’ oggetto da lui prodotto. Egli sa di avere «oggettivato» il bisogno di un altro essere umano. Se si pensa a un compositore, che compone un Lied per un cantante o una cantante, o che ha scritto una sinfonia per un ’ orchestra, diventa subito evidente che è lui per primo che permette al cantante, alla cantante, ai suo natori dell ’ orchestra di attuare le loro specifiche capacità, che fornisce loro «un oggetto adeguato». E ancora è lui il mediatore fra questi altri individui e la «specie», il resto dell ’ umanità cioè, è lui che ha «completato» il loro essere, perché senza le sue composizioni essi non avrebbero potuto dispiegare com pletamente il loro essere. Lo stesso, o qualcosa di analogo, si potrebbe dire anche di una persona che avesse insegnato a parlare, a leggere e a scrivere a un bambino. Anch ’ essa sarebbe il mediatore fra il bambino e la specie, in
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