Problemi della transizione 1984

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

Negli «Scritti giovanili», e ancora, leggermente modificata, nei «Linea menti fondamentali di critica dell ’ economia politica» (1857/58), Marx avan za la supposizione che in un futuro ordine sociale il lavoro si sarà trasformato a tal punto da perdere il suo carattere oppressivo, e da diventare un ’ occupa zione esercitata con piacere da tutte le persone adulte. Scopo essenziale della rivoluzione socialista e della fase suprema della società post-rivoluzionaria era per Marx non solo il «controllo collettivo» delle forme di organizzazione sociale e del lavoro risultante dai bisogni concretamente individuati, ma an che il superamento della divisione del lavoro, o comunque l ’ abolizione del fatto che una persona sia legata per tutta la vita a una particolare attività. L ’ utopia di Fourier, corretta nei suoi aspetti più ingenui, è quella che più si avvicinava a questa visione del futuro. Obiettivo era di abolire la maledizio ne biblica «ti guadagnerai il pane col sudore della tua fronte»: non di libera re il lavoro, come Marx disse una volta, ma di abolirlo! Si può discutere se il passo citato del Capitale significhi una completa rinuncia di quella prece dente visione del futuro, oppure sia la semplice precisazione di un obiettivo intermedio, sicuramente valido per un prossimo futuro. Certo è solo che nei «Lineamenti» viene presa specificamente in considerazione l ’ eliminazione della contrapposizione fra tempo di lavoro e tempo libero, mentre qui il pro lungamento del tempo libero viene considerato come fondamento della li berazione vera e propria. Il Marx anteriore considerava evidentemente possi bile che anche il «lavoro necessario» per il mantenimento dei produttori asso ciati venisse organizzato e suddiviso fra i gruppi e le persone spontaneamen te cooperanti, in modo tale da fargli perdere (anche sulla base del progresso tecnico-scientifico) il suo carattere oppressivo, e da farlo diventare addirittu ra un ’ attività soddisfacente. Mi pare che, nel corso di una più precisa defini zione economica della sua critica, la visione marxiana del futuro abbia perso parte del suo fascino. Forse Ernst Bloch aveva in mente questo impoverimen to, quando disse che era possibile che il socialismo, nel cammino dell'«uto pia alla scienza», fosse andato troppo in là. Mi sembra corretto tuttavia parti re dalla versione più tarda del pensiero di Marx, nel quale rimangono pur- tuttavia contenuti — «integrati» — anche degli aspetti essenziali degli scritti giovanili. IV La democrazia borghese appariva insufficiente a Marx in quanto consenti va la partecipazione alla definizione dei rapporti politici solo al cittadino astratto, mentre i rapporti sociali reali degli individui continuavano a essere determinati dall ’ economia. Da un ’ economia le cui leggi obiettive trovano attuazione sulla testa degli esseri umani, oppure ne determinano le recipro che relazioni «dietro la loro schiena». Tutte le decisioni essenziali della vita quotidiana concreta, questa è la tesi, non vengono prese dai Parlamenti e dai governi, ma dalle imprese. Più precisamente, esse non vengono prese da nes suno, ma si determinano a partire dalle oggettive necessità di riproduzione del sistema economico. Questo contesto strutturale privo di soggetto, per usare il linguaggio althusseriano, è quello che determina realmente il desti no delle classi come degli individui. Essi dipendono da tale sistema, reagi scono solo nei suoi confronti, anche nel moderno «stato dell ’ intervento». La rivoluzione socialista rappresenta la liberazione da questo contesto alienato.

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