Problemi della transizione 1984

La libertà in Marx

Essa, almeno secondo l ’ ipotesi fatta da Marx e Engels a loro tempo, elimi nerà ogni dipendenza, e subordinerà sia la forma della socializzazione che la produzione all ’ attività consapevole e pianificata dei «produttori associati». Essi produrranno in modo pianificato ciò di cui hanno bisogno, nel modo che corrisoonde in misura ottimale alle esigenze dei lavoratori. L ’ alienazione scomparirebbe, le condizioni di lavoro disumane e ingiuste verrebbero eli minate. Purtroppo Marx ha tralasciato di indicare in modo più preciso come dovrebbero essere organizzati questa discussione collettiva, il momento deci sionale e la pianificazione da parte dei «produttori associati». In base a tutto ciò che sappiamo di Marx e Engels, tuttavia, non si può dubitare che pensas sero a una completa democratizzazione di tali procedure. Inoltre Marx e En gels sono convinti che il nuovo ordine sociale si potesse realizzare solo nei paesi industriali avanzati del mondo e contemporaneamente . Altrimenti — così dovrebbe suonare la loro obiezione — l ’ economia pianificata del paese — sottosviluppato — in questione rimarrebbe necessariamente indietro ri spetto alle capacità produttive avanzate dell ’ economia mondiale sviluppata, oppure sarebbe costretta — volente o nolente — a lasciarsi integrare da essa. Un ’ economia socialista pianificata che avesse dei rapporti con l ’ economia mondiale capitalistica, in settori essenziali della propria esportazione ed im portazione, non potrebbe determinare liberamente obiettivi e metodi della produzione, ma dovrebbe necessariamente prendere a punto di riferimento l ’ anonimo mercato mondiale. Così non lo sarebbe p. es. possibile creare con dizioni di lavoro ottimali per i suoi lavoratori, fino a quando partecipasse al commercio mondiale con beni prodotti in tal modo. Se a causa delle mag giori spese per i posti di lavoro o per i lavoratori i prodotti dovessero contene re un maggior «valore» rispetto al mercato internazionale delle merci, sareb be costretta a venderli al di sotto del loro valore nazionale, e dovrebbe dun que compensare il deficit mediante altri settori produttivi, oppure rinunciare al commercio. Anche nella scelta dei prodotti non sarebbero liberi, perché dovrebbero tener conto del gusto dei consumatori nei paesi produttori di merci, gusto determinato dalla pubblicità, almeno finché fossero loro stessi troppo deboli per poter esercitare un influsso determinante, a livello mon diale, su tale gusto. Se lasciamo da parte per una volta questa difficoltà, di fatto determinan te, che ha fatto la sua comparsa a partire dall ’ edificazione di economie popo lari «a socialismo di stato» in alcuni paesi relativamente poco sviluppati, in mezzo a un mercato mondiale capitalistico, rimane tuttavia la necessità di una democrazia funzionante, la cui portata vada oltre quella delle esistenti democrazie borghesi. Vediamo per un momento i compiti che spetterebbero a una tale democrazia socialista: 1) sulla base di un quadro complessivo dei bisogni e delle relative prio rità, individuato da tutti (compresi quelli che non prendono ancora, o non prendono più parte al processo di produzione), dovrebbe essere messo a punto un piano di produzione. La rigida definizione delle priorità sarebbe necessaria, perché già in partenza non tutti i bisogni potrebbero essere sod disfatti allo stesso tempo. L ’ idea concreta di tale ordine di priorità non sarà certo identica per uomini e donne, vecchi e giovani, cittadini e abitanti delle campagne: sarà dunque necessario giungere a dei compromessi, e dedicare parecchio tempo a far nascere un consenso accettabile. 2) allo stesso modo, e ancora in correlazione con il punto 1, si dovrebbe stabilire quanti mezzi siano da dedicare allo sviluppo di nuove forme di pro

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