Problemi della transizione 1984

La libertà in Marx

gano affidate nelle mani di burocrati, e non di organi democraticamente eletti e controllati dagli elettori, dovrebbe succedere un miracolo perché questi prendessero delle decisioni ottimali nell ’ interesse della popolazione. Tutto fa pensare invece che essi agirebbero nel proprio interesse, più o meno chiaramente riconosciuto, e abilmente dissimulato sotto il velo delle esigen ze del bene comune. Tutti sappiamo che l ’ evoluzione dei paesi a socialismo burocratico di stato è andata di fatto in questa direzione, e che fino a questo momento è stato impossibile correggerla. La pessimistica previsione di Max Weber, secondo cui sia il capitalismo che il socialismo condurranno a un sempre maggior gra do di burocratizzazione, ha avuto fin troppe conferme. V Le esperienze nei paesi del «socialismo reale» hanno sempre condotto a delle riforme che riconoscono come insostituibili i meccanismi di mercato. Di fatto è quasi impossibile, soprattutto nel settore del rifornimento dei be ni di consumo quotidiano per i nuclei familiari, provvedere a un soddisfaci mento sufficiente e continuativo dei bisogni senza l ’ inclusione di un certo numero di mercati. Anche se la società, a mezzo di scelte di pianificazione pubblicamente discusse e legittimate democraticamente, determina la dire zione generale dello sviluppo economico, rimane la necessità di lasciare spa zio a questi mercati, attraverso i quali vengono «distribuiti» i beni di consu mo. Questo vale addirittura per il mercato del lavoro. In una società sociali sta, che garantisce a tutti occupazione e sussistenza, le aziende debbono of frire elementi di attrazione maggiori, per trovare forza lavoro disponibile alle mansioni collegate a una maggiore fatica etc. In un paese senza «esercito in dustriale di riserva» il mercato del lavoro è quindi vantaggioso per i lavorato ri. Dove non esiste più lavoro obbligato né miseria materiale, i salari e la qualità del lavoro dovranno necessariamente migliorare. Per tutta la vita sia Karl Marx che Friedrich Engels hanno combattuto la burocrazia, considerata un cancro della società. Nel 1858, in un articolo per la «New York Daily Tribune», Marx descriveva gli effetti antilibertari della burocrazia prussiana: «A ogni passo, anche per un semplice cambiamento di località, entra in azione l ’ onnipotente burocrazia, questa seconda provvidenza di au tentica origine prussiana. Non si può vivere, né morire, né sposarsi, o scrivere lettere, pensare, stampare, darsi agli affari, imparare o inse gnare, convocare una riunione, costruire una fabbrica, emigrare, né fa re qualsiasi cosa, senza “ autorizzazione delle autorità ” ». (Die Lage in Preufien, Marx-Engels, Werke voi. 12, p. 619)- L ’ ironia della storia ha voluto che alcune delle caratteristiche della Prussia di allora, criticate da Marx, siano tuttora valide per l ’ odierna RDT, che i suoi vicini orientali amano chiamare la «Prussia rossa». Per Marx come per Engels la burocrazia era la forma politica assunta dalle società tardo-capitalistiche del Continente. Essi consideravano sia lo stato di Napoleone III che l ’ appena fondato impero bismarckiano delle democrazie apparenti di stampo bona- partistico. Il Regno Unito e gli USA, nonché l ’ Olanda e il Belgio, erano in

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