Problemi della transizione 1984

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

vece da loro considerati degli stati in cui il Parlamento rappresenta l ’ autenti co centro del potere politico, e nei quali dunque era forse possibile, almeno in teoria, una rivoluzione socialista per vie pacifiche, mediante la conquista della maggioranza parlamentare. La dittatura burocratica di classe della bor ghesia era per Marx l ’ espressione della debolezza della borghesia in decaden za, che solo in questo modo riusciva ancora a rimanere al potere. La «base di massa» della dittatura di Napoleone III era costituita invece dai piccolissimi contadini, che incapaci di darsi una propria organizzazione politica a difesa dei loro interessi si erano sottomessi, con libera scelta, al nuovo sovrano. Na poleone era l ’ idolo dei contadini. Anche Bertolt Brecht, negli anni ’ 40, ha interpretato in modo analogo l ’ ascesa di Stalin e il culto della personalità. In contrapposizione al bonapartismo burocratico, la futura organizzazione politica del dominio di classe del proletariato, secondo l ’ opinione di Marx, doveva essere analoga alla costituzione della Comune di Parigi, per cui il presupposto più importante era l ’ eliminazione dell ’ esercito permanente e dei funzionari di professione. Tutti i funzionari dovevano essere revocabili in qualsiasi momento, e sottoposti al controllo continuo degli organi eletti. I deputati potevano venire revocati in qualsiasi momento dai loro elettori. Le nin nel 1917 si riallacciò ancora a questo modello di Costituzione ideale, ra dicalmente democratica e priva di ogni burocrazia, nel suo famoso scritto programmatico Stato e rivoluzione . Ma l ’ evoluzione reale, com ’ è noto, fu ben diversa. Dai quadri di partito e dall ’ apparato statale finì per svilupparsi un potente apparato di oppressione e di potere, per molte caratteristiche analogo al modello prussiano criticato da Marx. Là come nella Prussia di He gel, la burocrazia considera «il sistema statale, il sistema spirituale della so cietà, come sua proprietà», e dunque il suo spirito generale si identifica nel «mistero, tramandato al suo interno attraverso gerarchia, e all ’ esterno pre sentandosi come corporazione chiusa», «L'autorità. . . è il principio del suo sa pere, e la divinizzazione dell'autorità... l'idea che la anima». (Marx-Engels, Werke, voi. 1, pagg. 249 sgg.). Non è mio compito qui indagare per quali vie dritte e traverse gli obiettivi marxiani abbiano condotto, nei paesi a socialismo di stato, a un risultato che sembra la caricatura di tali obiettivi. E tuttavia mio compito spiegare in che modo la teoria marxiana ha potuto venir trasformata in una teoria di legitti mazione delle élites burocratiche , quali sono le debolezze che hanno reso possibile un tale abuso. In questo contesto solleverò anche alcune questioni che sono state formulate negli ultimi anni da alcuni critici radicali della mo derna società industriale in entrambe le sue manifestazioni, quella america na come quella sovietica. Il presupposto che ha reso possibile servirsi della teoria marxiana come strumento di legittimazione delle élites politiche è stata la teoria della storia di Marx. Secondo la nota ipotesi marxiana, la storia è un processo progressi sta, e la rivoluzione proletaria ha la missione di compiere il passo decisivo per la definitiva liberazione dell ’ umanità. Anche se le aspettative rispetto all ’ at to rivoluzionario liberatorio, come abbiamo visto, sono formulate nel Capi tale in modo molto più limitato rispetto agli scritti giovanili, la convinzione rimane. Però, il socialismo della concezione di Marx significa progresso stori co a livello mondiale. Ora quei gruppi, partiti o élites che si trovano in pos sesso di tale concezione, possono trarne una legittimazione a farsi guida del la popolazione proletaria mondiale. Questa guida può essere intesa, come per esempio nel caso di Rosa Luxemburg, come un aiuto pedagogico

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