Problemi della transizione 1984

La libertà in Marx

all ’ emancipazione della classe, laddove questa però deve arrivare da sola, in base alla sua esperienza, a elaborare i giudizi decisivi per la sua azione; op pure, come ha fatto Lenin, come un ’ impartizione autoritaria di istruzioni da parte dei quadri di partito, scientificamente preparati, che devono semplice- mente sforzarsi di innalzare al loro livello di conoscenza «scientifica» quanti più proletari possibile. Questa teoria della storia, e la teoria elitaria del parti to leninista, non misero in pericolo la libertà e la democrazia, finché il parti to di Lenin doveva lottare con gli altri partiti per il favore degli elettori prole tari e altri. Lenin venne p. es. costretto, al fine di conquistare la maggioranza dei contadini, a propagandare un programma agrario che di fatto corrispon deva ai veri desideri dei contadini russi. Ma quando il suo partito ebbe con quistato il potere assoluto, e tutti gli altri partiti dei contadini e dei lavorato ri (non solo i partiti borghesi!) vennero proibiti, 1 ’ «avanguardia rivoluziona ria della classe operaia» si trasformò in tutore burocratico della popolazione. Tale processo non si compì dall ’ oggi al domani, e lasciò sulla sua strada i ca daveri di numerosi rivoluzionari comunisti, fino a quando, sotto il dominio assoluto di Stalin, al posto dei tribuni del popolo rivoluzionari subentrò una nuova classe di burocrati, e gli apparati della burocrazia di stato e di partito, all ’ inizio ancora separati e controllantisi a vicenda, di fatto si fusero insieme. Così il marxismo aveva subito lo stesso destino della teoria rivoluzionaria borghese, la cui trasformazione da soluzione capace di rappresentare gli inte ressi di tutti in ideologia destinata a dissimulare la realtà e a legittimare il do minio delle élites al potere era stata così acutamente riconosciuta e criticata da Marx. Mentre per lungo tempo io sono stato propenso a ricondurre tale deforma zione della teoria marxista in primo luogo, se non addirittura esclusivamen te, alle circostanze storiche in cui venne attuata una rivoluzione socialista — su un oggetto assolutamente inadatto, e in mancanza del necessario soggetto rivoluzionario — diversi critici contemporanei, in particolare francesi, vanno ben oltre tale impostazione. Le maggiori critiche che vengono portate già al la teoria marxista, non solo a quella marxista-leninista, sono le seguenti: 1) Marx e i marxisti si fanno continuatori dell ’ industrializzazione iniziata dal capitalismo, e dunque anche della progressiva distruzione dell ’ ambien te. Il socialismo marxista non è altro che un capitalismo industriale burocra tizzato senza imprenditori privati. 2) Marx e in particolare Engels concepiscono un progresso storico mondia le, che fondamentalmente si riduce alla glorificazione del trionfo mondiale del sistema di vita industriale europeo e della distruzione della specifica indi vidualità di numerosi altri popoli e culture. Nella loro concezione si distin guono nettamente popoli guida, costruttori di stati, protagonisti della storia mondiale da una parte, e altri votati alla decadenza. Si pensi alle dichiara zioni di Engels sugli slavi dei Balcani, sui Cechi, gli Slovacchi, i Messicani etc. 3) In complesso, nell ’ immagine degli uomini e della società propria di Marx e Engels (qualunque fossero poi le loro idee personali), non c ’ è nessu no spazio per individualità e specificità. Di conseguenza essi sono anche cie chi di fronte alla caratteristica del capitalismo di distruggere ogni specificità. Unici indicatori di progresso sono per loro la «letteratura mondiale» e il supe ramento dell ’ «idiozia della vita di campagna». 4) Poiché Marx e Engels, da autentici liberali, ignorarono la necessità del potere e l ’ insostituibilità dello stato, tralasciarono di dedicare riflessioni

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