Problemi della transizione 1984

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

esaurienti al controllo del potere statale e al modo di far funzionare la demo crazia socialista. Essi ipotizzarono ingenuamente uno sviluppo lineare dallo stato-guardiano liberale al non-stato socialista, e considerarono il burocrati smo bonapartista solo un episodio patologico, un tentativo di procastinare il crollo del dominio di classe della borghesia. Queste accuse vanno a centrare in misura notevole il marxismo istituziona le con temporaneo, e solo in parte lo stesso Marx. Nel «Capitale» per es. Marx ha indicato esplicitamente il carattere distruttivo dell ’ industrializzazione ca pitalistica nei confronti della natura. E vero però che non ha dedicato alcuna riflessione al carattere di una possibile tecnologia non-capitalistica, e che era sempre molto affascinato dal progresso tecnologico in quanto tale. Ha scritto Marx nel primo volume del Capitale: «ogni progresso dell ’ agricoltura capita listica è un progresso non solo nell ’ arte di derubare il lavoratore, ma anche in quello di rapinare il suolo; ogni progresso aumento della fertilità del suolo per un periodo di tempo dato è al tempo stesso un progresso nella di struzione della fonte permanente di tale fertilità. Quanto più un paese, co me p. es., gli Stati Uniti d ’ America ha come base del proprio sviluppo la grande industria, tanto più è rapido tale processo di distruzione. La produ zione capitalistica sviluppa dunque la tecnica e la combinazione dei processi sociali di produzione solo nella misura in cui al tempo stesso mina alle fon damenta le fonti di ogni ricchezza: la terra e i lavoratori» (Marx-Engels, Wer- ke, voi. 23, pagg. 529 segg.). Marx aveva dunque riconosciuto con chiarezza che la tecnologia, così come viene sviluppata nel quadro dell ’ economia capitalistica, distrugge necessaria mente l ’ ecosfera e devasta il futuro dell ’ umanità. Il fatto che nei paesi del socialismo burocratico di stato non sia stata sviluppata nessun'altra diversa e specifica tecnologia, e che l ’ assunzione di quella capitalistica abbia necessa riamente implicato anche la ripetizione dei danni ecologici del capitalismo, ci rende chiaro quanto poco essi corrispondano al progetto marxiano. A Marx però non si può far colpa di non aver dato allora il massimo rilievo a queste sue considerazioni: il processo di distruzione ambientale era solo agli inizi. Molto più rilevanti mi paiono invece la seconda e la terza obiezione, se condo cui Marx e Engels prendevano a misura universale dell ’ umana felicità solo il modello europeo, o comunque in modo primario l ’ incremento della produzione materiale e il massimo sviluppo economico. Mi sembra che, di fronte a questo progressismo e universalismo marxista come a quello capitali^ stico, da cui il primo deriva, debba aver spazio un diritto alla specificità, alla diversità, che merita di essere rispettato. Come Marx non poteva prevedere la devastante distruzione ambientale del XX secolo, non poteva prevedere nemmeno il livellamento delle culture autonome in tutto il mondo da parte della civiltà industriale d ’ Europa e d ’ America. La ricchezza e la multiforme varietà delle letterature nazionali sono il presupposto della bellezza della letteratura mondiale. Se non venisse ro mantenute le specificità culturali, esisterebbe solo una monotona, unifor me civiltà su scala mondiale, che raprpesenterebbe un autentico impoveri mento. La dinamica espansionistica del capitalismo industriale ha svolto di fatto un ’ azione distruttiva e livellatrice anche in questo senso. Di fronte alla distruzione di tante culture e popolazioni, a cui Marx e Engels passarono so pra con il loro ottimismo progressista della storia mondiale, oggi la malinco nia non ci sembra più fuori posto. Liberazione oggi significa anche, quindi, conservare e lasciar stare, invece di imporre ad altri, volontariamente o senza

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