Problemi della transizione 1984
La teoria dello Stato moderno
zione circa lo sviluppo delle forze produttive. Richiamiamo ciò che aveva scritto nella Introduzione a Per la critica della filosofia del diritto di Hegel alla fine del 1843: «Soltanto nel nome dei dirit ti universali della società, una classe particolare può rivendicare a se stessa il dominio universale. Per espugnare questa posizione emancipatrice e quindi per sfruttare politicamente tutte le sfere della società nell ’ interesse della pro pria sfera, non sono sufficienti soltanto energia rivoluzionaria e orgoglio in tellettuale. Affinché la rivoluzione di un popolo e la emancipazione di una classe particolare della società civile coincidano, affinché un ceto sociale valga come il ceto dell ’ intera società, bisogna, al contrario, che tutti i difetti della società siano concentrati in un ’ altra classe, bisogna che un determinato ceto sia il ceto riprovato da tutti, impersoni i limiti di tutti, bisogna che una par ticolare sfera sociale equivalga al crimine notorio dell ’ intera società, cosicché la liberazione di questa sfera appaia come la universale autoliberazione. Af finché un ceto divenga il ceto della liberazione par excellence, bisogna al contrario che un altro ceto diventi manifestamente il ceto dell ’ assoggetta mento» 9 . Non più tardi della fine del 1844 Marx si proponeva un libro il cui titolo doveva essere «La genesi storica dello stato moderno ovvero la rivoluzione francese». L ’ immagine, a giudicare dalle osservazioni sulla Rivoluzione Fran cese che si possono rintracciare nei suoi primi scritti, sarebbe stata quella di uno scontro, netto e largamente idealizzato, tra due classi, in cui la classe ri voluzionaria concentrava in se stessa una concezione universale del mondo che avrebbe completamente abolito il modello feudale e la divisione in ordi ni propri dell ’ Ancien Régime. L ’ accento era posto sulla volontà rivoluziona ria di emancipazione il cui motto deriva dall ’ Abate Sieyes: «Non sono nulla e sarò tutto». Il problema del periodo tra V Ideologia tedesca e il Manifesto dei comuni sti è che queste due idee vengono unificate in una concezione fortemente deterministica della rivoluzione borghese e della moderna forma dello Stato rappresentativo, in cui entrambi sono considerati dipendenti dallo sviluppo inarrestabile delle forze produttive. Mentre weXV Introduzione del 1843 a Perla critica della filosofia del diritto di Hegel la borghesia tedesca era considerata priva del coraggio, della vo lontà, dell ’ ampiezza di vedute necessarie per emulare i suoi corrispondenti francesi, ora l ’ attività politica è considerata un riflesso dello scontro tra forza produttiva e forma dei rapporti di produzione. Alcuni commentatori come Maguire (Marx ’ s Theory ofPolitics) cercano di difendere Marx dalla critica di condividere un modello fortemente determi nistico di comportamento politico nel periodo che va fino al 1848. Ma la sua difesa non è in realtà convincente. Nell ’ /dfeo/ogàz tedesca si dichiarava che la coscienza non ha una storia indipendente; se l ’ ideologia entra in contraddi zione con le relazioni esistenti, «questo può avvenire solo perché le relazioni sociali esistenti sono entrate in contraddizione con le forze produttive esi stenti». Così «l ’ esistenza di idee rivoluzionarie in una specifica epoca, pre 9 K. M arx , Per la critica della filosofia del diritto di Hegel in MARX-ENGELS, Opere complete. Ro ma, Editori Riuniti, 1976, voi. Ili, pp. 200-201.
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