Problemi della transizione 1984

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

Quali erano esattamente i problemi per le teorie premarxiste dello Stato durante le rivoluzioni del 1848 e qual era la natura dei regimi che nacquero dopo le rivoluzioni? Il problema di spiegare i fallimenti o incapacità della borghesia si poneva in modo diverso rispetto alle rivolte del 1842/43. Infatti ora dovevano essere spiegati in modo coerente rispetto alla concezione materialistica della storia. Benché nel cuore della lotta Marx ed Engels parlavano (comprensibilmen te) nei loro contributi giornalistici alla «Neue Rheinische Zeitung» del «tradi mento» o della «codardia» della borghesia e a proposito della questione delle nazionalità lanciavano polemiche davvero furiose contro tutti i popoli (Ceco slovacchi, Croati, Slavi), questo non deve essere confuso con l ’ analisi teorica. E piuttosto nell ’ analisi scritta dopo gli eventi — Le lotte di classe in Francia, Rivoluzione e controrivoluzione in Germania e, in particolare, Il Diciotto Brumaio di Luigi Bonaparte — che si può tentare di individuare la portata della ristrutturazione teorica. Nel valutare l ’ impatto degli eventi del 1848, con le loro conseguenze, sul la teoria sociale e politica di Marx e di Engels, dobbiamo distinguere nel mo do più chiaro possibile ciò che ai loro occhi costituiva un problema teorico da ciò che non rappresentava un effettivo problema teorico. Ad esempio, non vi era nulla nel corso del 1848 che contraddicesse la loro convinzione che la successione degli avvenimenti poteva essere meglio compresa come una successione di lotte di classe — ovvero che gli attori storici si collocavano lun go un insieme di posizioni analizzabili in termini di classe e che nel conflitto essi tendono ad agire secondo una razionalità strumentale conforme alla loro collocazione di classe. In secondo luogo non vi era nulla nella loro lettura delle rivoluzioni che contraddicesse la determinazione materiale della politica. All ’ interno del mondo capitalistico c ’ era stata, nel 1847, una crisi economica. Lo scoppio della rivoluzione in Francia e in Germania e la rinascita del Cartismo in In ghilterra venivano direttamente collegati ad essa. La fine del periodo rivoluzionario poteva nello stesso modo essere ricon dotta al risanamento delle rispettive economie e al ristabilimento delle con dizioni per lo sviluppo. In questo senso le rivoluzioni del 1848, se non altro, rafforzarono la loro concezione della rivoluzione come risultato della crisi economica, esito di condizioni obiettive piuttosto che piani di una volontà rivoluzionaria. Inol tre vi erano per loro scarse ragioni di mettere in dubbio che quelle condizioni obiettive dovevano essere ricondotte alla sistemazione attuale delle relazioni fra forze produttive e rapporti di produzione. L ’ abbandono della fiducia in una borghesia tedesca rivoluzionaria non significa che la storia possa saltare uno stadio democratico-borghese. Non vi è alcun luogo, nei loro scritti fra il 1848 e il 1852, in cui si suggeri sce la possibilità di una immediata rivoluzione proletaria. Anche il famoso appello per la rivoluzione permanente, nell ’ indirizzo del Comitato Centrale della Lega dei Comunisti (marzo 1848) considerava solo come una possibilità di lungo termine pensare ad un successo della seconda rivoluzione. Rispondendo all ’ appello di Willich-Schapper per una immediata rivolu zione proletaria in Germania, Marx affermò nell ’ ultima riunione del Comi tato Centrale della Lega dei Comunisti, il 15 settembre 1850: «Noi ci dedi chiamo ad un partito che nel caso migliore non può comunque andare anco

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