Problemi della transizione 1984

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

no davanti ai calci dei fucili» 17 . E prosegue insistendo sul «potere esecutivo, con la sua enorme organizzazione burocratica e militare, col suo meccanismo statale complicato e artificiale», sull ’ «esercito di impiegati di mezzo milione accanto ad un altro esercito di mezzo milione di soldati, questo spaventoso corpo parassitario che avvolge come un involucro il corpo della società fran cese». Questo potere burocratico si formò inizialmente nei giorni della mo narchia assoluta come uno strumento per aprire la strada al dominio di classe della borghesia. Sotto la Restaurazione, la Monarchia di Luglio e la Repubblica Parlamen tare era stato «lo strumento della classe dominante per quanto grandi fossero i suoi sforzi per diventare un potere indipendente». Ma il colpo di stato cam biò questa situazione . «E soltanto sotto il secondo Buonaparte che lo Stato sembra essere diventa to completamente indipendente. La macchina dello Stato si è talmente raf forzata di fronte alla società borghese, che le basta avere alla sua testa il capo della società del 10 dicembre, un avventuriero qualsiasi venuto dal di fuori, levato sugli scudi da una soldatesca ubriaca, che egli ha comperato con ac quavite e salsicce e a cui deve continuamente gettare altra salsiccia». Sulla base di questo tipo di ragionamento, alcuni commentatori, come Plamenate, Sanderson e Milliband, ritengono che sia possibile identificare in Marx una seconda e più matura concezione dello Stato. Una concezione che contraddice il Manifesto, e che considera lo Stato «co me indipendente e superiore rispetto a tutte le classi sociali, come la forza dominante nella società piuttosto che lo strumento di una classe dominan te». Benché sia effettivamente chiaro che il Diciotto Brumaio e i successivi scritti sulla Francia assegnano all ’ esecutivo un ’ importanza maggiore che non nel Manifesto, mi sembra fuorviarne considerare questi testi come una teoria alternativa dello Stato. Il continuo uso dei verbi «sembra», «appare», nel pa ragrafo sopra citato, testimonia da solo contro l ’ ipotesi che Marx abbia consi derato il potere dello Stato come superiore o indipendente rispetto alle classi o ai rapporti di produzione dominanti. La tesi è tuttavia ulteriormente complicata dalle ambiguità delle formula zioni marxiane a proposito del «chi» questo Stato rappresenta. Si afferma che esso ha lo scopo di rappresentare i piccoli contadini proprie tari, di salvaguardare «l ’ ordine borghese» (ma solo distruggendo il potere politico della borghesia), di tentare di rappresentare il popolo contro la bor ghesia e finalmente, «ma prima di tutto», Buonaparte presenta se stesso co me il rappresentante del sottoproletariato al quale appartengono lui stesso, il suo entourage, il suo governo e il suo esercito. Il problema è qui più appa rente che reale, poiché è chiaro che i termini «rappresentare» o «rappresen tante», sono impiegati con significati diversi. L ’ affermazione di essere rap presentante del mondo contadino appartiene all ’ ambito della mitologia po litica e della demagogia elettorale; l ’ essere rappresentante del sottoproleta riato deve essere visto soltanto come l ’ inclinazione, moralmente corrotta, ad

17 Ivi, pp. 206-207.

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