Problemi della transizione 1984

La teoria dello Stato moderno

approfittare delle cariche e della corruzione. La «rappresentanza» dei lavora tori e il suo proclamato «socialismo» non era altro che un tentativo, mai mol to riuscito, di mantenere la borghesia sotto il proprio controllo, agitando oc casionalmente uno «spettro rosso» e presentandosi come l ’ alternativa al caos e all ’ anarchia. La sua rappresentazione dell ’ ordine borghese, d ’ altra pane, è del tutto coerente con la tesi marxiana classica, secondo cui lo Stato conserva e ripro duce la relazione fondamentale tra capitale e lavoro e le condizioni appro priate per la continua accumulazione di capitale. Invece di considerare gli scritti politici dal Diciotto Brumaio in poi come lo sviluppo di una teoria alternativa a quella del Àfawz/ktfo, essi dovrebbero essere guardati come un tentativo di riformulare quella teoria nelle sue linee fondamentali. Una revisione così netta come quella suggerita da Miliband avrebbe dovuto sicuramente far appello a scritti successivi di Marx e Engels. Ancora nella Prefazione del 1872 al Manifesto del Partito Comunista, alla luce tanto degli avvenimenti del 1848 quanto della Comune, la sola impor tante revisione che viene introdotta è la tesi che «la classe operaia non può impossessarsi puramente e semplicemente di una macchina statale già pron ta e metterla in moto per i suoi propri fini». Per una più ampia trattazione di questo punto si rinvia il lettore ad una im portante pagina dalla Guerra civile in Branda. Ma qui l ’ espansione del po tere dello Stato non è affatto separata da quello della classe dominante all ’ interno dei rapporti di produzione. Si afferma che il carattere politico del potere centralizzato dello Stato «cambia contemporaneamente con le trasfor mazioni economiche della società» e che «a misura che il progresso dell ’ indu stria moderna sviluppava, allargava, accentuava l ’ antagonismo di classe tra il capitale e il lavoro, il potere dello Stato assumeva sempre più il carattere di potere nazionale del capitale sul lavoro, di forza pubblica organizzata per l ’ asservimento sociale, di uno strumento di dispotismo di classe. Dopo ogni rivoluzione che segnava un passo avanti nella lotta di classe, il carattere pura mente repressivo del potere dello Stato risultava in modo sempre più eviden- . „ 18 te»^ . E chiaro che, come un effetto del 1848, la teoria dello Stato moderno, così come essa era stata sviluppata a partire dalla Ideologia tedesca fino al Mani festo del Partito Comunista, poteva essere riformulata in molti modi. a) La relazione logica «forte» che collega le forze/i rapporti produttivi alla classe dominante e alla forma dello Stato, poteva essere tagliata o indebolita. Si poteva allora osservare che il predominio dei rapporti capitalistici di produzione era compatibile con un ’ intera gamma di forme di Stato, e che non è necessario concepire il dominio della borghesia come possesso o costru zione esplicita da parte di membri della classe borghese. Benché questa sarebbe stata una soluzione plausibile, che più tardi sareb be stata giudicata come un sacrificio di parti non essenziali del marxismo, non vi è nessuna prova che mostri che questa era l ’ effettiva concezione di Marx.

18 K. MARX, La guerra civile in Francia, Roma, Edizioni Rinascita, 1950, p. 69.

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