Problemi della transizione 1984

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La teoria dello Stato moderno

tentativo piuttosto circolare di ricavare, nella Critica del programma di Go tha, una forma predominante di Stato da una forma predominante di rap porti di produzione. Le sue difficoltà possono forse essere attribuite all ’ enorme influenza che la Prima Rivoluzione Francese esercitava su di lui e sui suoi contemporanei. In quella rivoluzione alcune misure essenziali per la riproduzione dei rap porti capitalistici di produzione — libero mercato del lavoro e della terra, un mercato nazionale non soffocato da barriere doganali interne, l ’ introduzione di un diritto basato sull ’ eguaglianza civile, la creazione di una burocrazia statale non corrotta, standardizzazione, leggi sui permessi — erano il pro dotto di una rivoluzione in cui le forze popolari avevano giocato un ruolo senza eguali nel passato. Ma, come stavano a dimostrare i governi riformatori in Prussia, Italia, Au stria e Giappone, simili misure potevano essere promulgate dall ’ alto, senza coinvolgere dal basso imprevedibili forze sociali. Marx trascurò le rivoluzioni capitalistiche che si verificavano sotto i suoi oc chi, perché la sua immagine della Rivoluzione Francese come modello delle rivoluzioni borghesi lo portavano a mescolare due distinti processi all ’ interno di una sola definizione. L ’ ombra diffusa della Rivoluzione Russa durante il secolo XX ha prodotto un analogo effetto distorto rispetto alla concezione dello Stato socialista. Così possiamo concludere che la tendenza al riduzionismo all ’ interno del la prevalente teoria marxista dello Stato, non è un ’ aberrazione, può invece essere attribuita ad una lacuna teorica nel cuore della concettualizzazione marxiana del materialismo storico. Ho sostenuto che Marx ha cercato senza riuscirvi di elaborare una teoria politica e che non vi è in ultima analisi nessuna teoria marxista dello Stato moderno. Ciò che viene generalmente considerato come la teoria marxista dello Sta to, deriva in realtà da Engels e, in misura consistente, dalla tradizione della teoria politica inglese (benché questa abbia le sue radici in Machiavelli). Le conseguenze di questo fallimento — talmente serio da non essere mai stato ammesso come tale — sono state gravi, nella storia successiva del socia lismo. Ma ci dobbiamo anche chiedere se il tentativo di scoprire — attraverso op portune trasformazioni nella società civile — uno Stato o una società in cui una «volontà generale» potrebbe come tale effettivamente operare, sarebbe un fine politico desiderabile. Una teoria che assuma che la differenza è soltanto il prodotto delle divisio ni di classe corre il rischio di soffrire di quello stesso autoritarismo repubbli cano proprio della tradizione rousseauiana. L ’ esperienza di gran parte dei paesi socialisti a partire dal 1945 (per quan to esse sono suscettibili di una somiglianza generale con la teoria marxiana) è da questo punto di vista poco incoraggiante. In questo senso, se non in altri, il punto di partenza rousseauiano di Marx rappresenta un passo indietro dalla complessità psicologica — per quanto bizzarra essa possa essere stata — fatta propria dalle concezioni di Fourier e dal socialismo francese precedente il 1848 in cui vi era attenzione verso pro blemi quali il femminismo, le minoranze, il desiderio, l ’ ecologia, l ’ armo nizzazione delle differenze. (traduzione di Maurizio Viroli)

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