Problemi della transizione 1984

La liberazione dell ’ umanità

hanno dichiarato la loro libertà nei confronti della mancanza di libertà dei loro servi. Gli uomini hanno considerato se stessi come liberi se erano indipendenti e la sottomissione di altri gruppi e comunità non è mai stata considerata come una restrizione della propria libertà. Per questo, ovviamente, quando Marx definiva l ’ immagine della libera zione dell ’ umanità, aveva in mente una specifica interpretazione di libertà che non solo non è usuale, ma quasi inedita nelle precedenti concezioni. Questo è coerente con l ’ insieme della propria teoria dato che ha sottoli neato che la «vera storia» dell ’ umanità sarà qualitativamente diversa dalla «preistoria» della specie. Questo significa che una qualsiasi cosa si intenda per liberazione o libertà nella preistoria (compresa la nostra era) questa non è la «realtà», ma solo l ’ apparenza della libertà. La giustapposizione hegeliana di essenza ed apparenza sfocia qui nell ’ idea, totalmente anti-hegeliana, di una contraddizione inconciliabile fra libertà e necessità. Secondo questa sottintesa concezione, dove c ’ è necessità non c ’ è reale (es senziale) libertà, e dove c ’ è reale (essenziale) libertà, non c ’ è necessità: vi è quindi o libertà o necessità. Il «regno della libertà» del futuro è in netta op posizione rispetto al «regno della necessità» del passato o del presente. La li bertà in quanto apparenza non è neppure l ’ espressione distorta dell ’ essenza della libertà, ma una mera illusione. Marx è pienamente coerente quando, nel terzo volume del Capitale, esclude il regno della produzione dal regno della «libertà» anche in una futura società comunista. Per lui sarebbe un ’ illusione parlare di libertà dove la necessità (i vincoli) non possono essere completamente scardinati. Alla libertà, per Marx, non si applicano categorie quantitative. La nozione di «libertà», in primo luogo, non può avere una forma plurale. Ogni volta che ci riferiamo alle libertà, abbiamo a che fare con l ’ apparenza e non con l ’ essenza. Poiché l ’ apparenza non è espressione dell ’ essenza, quanto piutto sto un ’ illusione, le «libertà» non hanno assolutamente nulla a che vedere con «la libertà», sono piuttosto collegate con il suo contrario (la mancanza di li bertà). In secondo luogo non può esserci «più» o «meno» libertà, questa deve in vece essere o assolutamente presente o assolutamente assente. Nei Manoscrit ti parigini e altrove, Marx sottolinea che sia i lavoratori che i capitalisti sono alienati. In questo contesto alienazione non significa estraneazione del prodotto del lavoro o del processo lavorativo, in quanto non si può intendere l ’ aliena zione dei capitalisti come alienazione del lavoro. Significa assenza di libertà. Ecco perché Marx non introduce la condizione che i lavoratori sono più alie nati dei capitalisti, in quanto una simile condizione introdurrebbe categorie quantitative (categorie di «più» o «meno») entro le categorie meramente qualitative di libertà e assenza di libertà. Egli ha formulato una concezione abbastanza diversa, ovvero che i capitalisti possono convivere con l ’ alienazio ne, mentre i lavoratori si sentono miserabili. La coscienza del capitalista comprende, allora, l ’ illusione della libertà, mentre questo non vale per i la voratori che non possono accarezzare simili illusioni. La mancanza della qua lificazione «più» o «meno» suggerisce che libertà e necessità (o costrizione) non si fondono. Questo spiega perché tutto il genere umano dovrebbe essere liberato e non solo gli oppressi e gli sfruttati. Durante la preistoria tutti gli attori umani operano in presenza di contraints e quindi sono tutti non

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