Problemi della transizione 1984
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
te sottolinearlo, non implica nessuna gerarchia di valore. È solo una consta tazione di natura appunto ontologica e riguarda la genesi dei vari complessi parziali. Farne una questione di valore significherebbe feticizzare la sfera economica e distorcerne la rilevanza semplicemente ontologica, nel senso che abbiamo detto, oppure costruire una linea unidirezionale che esclude l ’ interazione e dunque anche l ’ azione, più o meno mediata, di tutti gli altri complessi su quello fondante. Ma la critica di Lukacs riguarda tanto il mate rialismo volgare quanto l ’ idealismo. «Da respingere — scrive — è, così, ogni “ deduzione logica ” dell ’ edificio, dell ’ ordinamento delle categorie (...) par tendo dal loro concetto generale considerato in astratto. In questo modo, in fatti, nessi e caratteri, la cui specificità è fondata ontologicamente, realmen te, nella loro genesi storico-sociale, appaiono invece come appartenenti a una gerarchia concettuale sistematica, per cui, data la discrepanza fra l ’ essere autentico e il preteso concetto determinante, la loro essenza concreta e la lo ro concreta interazione risultano falsificate» 2 . Tale estremizzazione può con durre, ritiene Lukacs, a «feticizzare» i vari complessi parziali, ai quali si attri buisce un ’ autonomia assoluta. Il linguaggio è, ad esempio, senz ’ altro un complesso dinamico. Esso ha certamente uno sviluppo autolegale, ma l ’ au tolegalità ha un carattere storico-sociale variabile. «Lo sviluppo del linguag gio procede per leggi proprie, ma in un intreccio continuo, quanto ai suoi contenuti e alle sue forme, con la società della cui coscienza esso è organo» 3 . La rappresentazione della società che qui viene data è dunque quella di un «complesso di complessi» in cui i molteplici complessi parziali si sviluppano autonomamente (anche se l ’ autonomia è, in ultima istanza, solo relativa), e interagiscono fra loro e col complesso totale costituito dalla realtà sociale nel la sua interezza. Traducendo questa posizione in termini di «crisi della ragio ne», possiamo dire che la ragione che qui viene rappresentata non è quella idealistica, totalizzante, ne quella deterministica unidirezionale e unilinea re. Si dà una raffigurazione complessa della ragione che non è disgregata in scomparti autonomi; vi sono zone di autonomia, però sempre aperte a inter relazioni reciproche. E, ci sembra, un tipo di rappresentazione della ragione più corrispondente alla natura complessa dell ’ essere sociale che non si lascia schiacciare e ridurre a schemi prestabiliti, ma nemmeno alla disgregazione totale e nichilista. Che ruolo ha l ’ individuo in tutto questo? Anche qui Lukacs pone un ter- tium datur rispetto a due astrazioni estreme: l ’ uomo come semplice oggetto di legalità economiche e l ’ idea «secondo cui le determinazioni essenziali del suo essere uomo avrebbero radici ultime che sono ontologicamente indipen denti dall ’ esistenza della società» 4 . Questo tertium datur riceve maggiore de terminazione e concretezza quando Lukacs parla della riproduzione e, so prattutto, del lavoro come posizione teleologica e intreccio di libertà e neces sità. Il processo riproduttivo riguarda infatti la totalità del complesso, ma specialmente i singoli individui, «la cui riproduzione in quanto singoli costi tuisce la base d ’ essere della riproduzione totale» 5 . Il discorso è qui — come dicevamo — strettamente intrecciato col tema del lavoro. «Per intendere — 2 Ivi, p. 90.
3 Ivi, p. 201. 4 Ivi, p. 256. 5 Ivi, p. 255.
58
Made with FlippingBook - Online catalogs