Problemi della transizione 1984

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

senso solo quando viene posta ed è dunque legata alla prassi. Presuppone un soggetto che pone e che agisce. La prassi umana è in prima istanza un porre teleologico, produzione di trasformazioni (in queste rientra anche la conser vazione). La posizione teleologica è scelta fra alternative possibili e determi nabili (si può ampliare e moltiplicare lo spettro delle possibilità). Nel mo mento della posizione dello scopo, della scelta fra alternative, si esprime la libertà dell ’ individuo. Una libertà che nel lavoro, ma anche nella prassi so ciale, viene in questo modo concretamente e materialmente determinata. Lukàcs la definisce «libero movimento nel materiale» oppure «decisione con creta fra diverse possibilità concrete». È significativo che a proposito della Dialettica negativa di Adorno Lukàcs così si esprimesse: «Egli nega l ’ essen ziale dell ’ atto libero: il fatto che esso si fonda su alternative» 10 11 . Per Adorno l ’ alternativa era una limitazione della libertà, un ’ espressione di non libertà. Ma una libertà in senso assoluto per Lukàcs non può esistere, è possibile solo nell ’ idealismo. Nella prassi sociale, come nel lavoro, all ’ individuo si pongo no dei limiti che derivano proprio dalla connessione tra scopo e mezzi (alla posizione dello scopo si deve accompagnare la ricerca dei mezzi possibili perché la posizione dello scopo termini nella produzione di una nuova og- gettualità). Inoltre, nella prassi sociale le serie causali messe in moto non sempre sono tutte prevedibili e controllabili. È, tra l ’ altro, tale incontrollabi lità che dà alle serie causali sociali un connotato di necessità. Anche se, a dif ferenza della necessità che opera nel mondo organico e inorganico, qui all ’ origine vi è sempre una posizione teleologica, una scelta fra alternative. Alla libertà si pongono comunque sempre dei limiti oggettivi. Il tema della libertà così posto in termini ontologici diventa un nodo deci sivo nella determinazione del soggetto e della sua prassi (considerata anche in termini di creazione di nuove possibilità). Non viene evidentemente tra scurato il suo carattere multiforme ed eterogeneo rispetto a sfere diverse (che, sia pure interagenti, restano sempre distinte) come il diritto, la politi ca, la morale, l ’ etica, ecc. Ma la nozione di libertà che, in prima istanza, Lukàcs qui indaga è quella «originaria» che sorge e agisce nel lavoro, quella che definisce «libero movimento nel materiale». In quest ’ ambito, la libertà co-agisce insieme con la necessità, col determinismo delle leggi naturali. È questo che la definisce in senso materialistico, il fatto che produce nuove og- gettualità mediante l ’ uso di legalità naturali. «In prima approssimazione, la libertà è quell ’ atto di coscienza per cui sorge, come suo risultato, un nuovo essere posto da esso». Ma — ed è questo un punto decisivo dell ’ Ontologia — la realtà non si esaurisce affatto nella «necessità di determinati nessi». La ne cessità è solo una delle componenti del complesso di realtà. Questa è fatta anche di infinite possibilità latenti che tocca alle posizioni teleologiche del soggetto e al lavoro, o alla prassi sociale, far divenire realtà. E tanto più si al larga il ventaglio delle possibilità quanto più si moltiplicano le abilità e le ca pacità sociali dell ’ uomo durante il processo di socializzazione, di «arretra mento della barriera naturale». Quindi libertà è anche questo: riconoscimen to delle possibilità e capacità di moltiplicarle sia all ’ essere sociale stesso in 10 Questo giudizio di Lukàcs è ricordato da Ni colas Tertulian in Note sull'ultimo Lukàcs, «Cri tica marxista», 5, 1979, p. 174. 11 G. Lukàcs, Ontologia, cit. p. 112.

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