Problemi della transizione 1984

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

Non indugiando oltre, vorrei allora richiamare subito il senso delle rifles sioni di Eric J. Hobsbawm circa lo stato del marxismo oggi, osservazioni che, a mio parere, in un periodo come l ’ attuale, caratterizzato da tante piste fuorviami e ipotesi sbagliate e dai molti certificati di morte (teorica) sbrigati vamente rilasciati da chi antepone i propri desideri alla ostinata e viva realtà che non si lascia seppellire, riescono a ristabilire correttamente i termini della situazione. Dice, in sostanza, Hobsbawm: in questi cento anni che ci separa no dalla morte di Marx il mondo è andato avanti, ha prodotto tante novità, si è profondamente trasformato, si è fatto più complesso; già alla fine del se colo scorso, per far fronte alle questioni emerse e approntare adeguate linee di condotta, era necessario, com ’ è ovvio, intraprendere, sulla base degli inse gnamenti di Marx e di Engels, un ulteriore lavoro di ricognizione e di aggior namento, «quello stesso lavoro cui, da vivo, Marx non si era mai sottratto»; nel corso di questo secolo, poi, di fatti nuovi se ne sono avuti davvero tanti: le due guerre mondiali, il nazismo, la decolonizzazione, le consistenti tra sformazioni delle economie e delle società capitalistiche e, non da ultimo, la presenza di paesi socialisti. Ebbene: come giungono all ’ appuntamento dei nostri giorni la teoria e la prassi marxiste? Scisse — risponde Hobsbawm — , in una situazione assai critica, perché la teoria non è all ’ altezza dei tempi, e la prassi non né è illuminata: «queste trasformazioni [intervenute nel mondo fino ad oggi] non sono state «digerite» da coloro che si richiamano al marxi smo e [...] il lavoro che dovrebbe costituire la base di qualsiasi azione politica non è stato fatto fino a questo momento che in una misura modesta, parziale e del tutto insufficiente. [...] Nel momento in cui il capitalismo si dimostra del tutto incapace di superare le sue contraddizioni [...], anche noi marxisti dobbiamo constatare il nostro disorientamento e la nostra impotenza». Lo stesso obiettivo del tipo di socialismo che vogliamo costruire e i modi e i mezzi coi quali sia possibile realizzarlo impongono una seria riflessione chia rificatrice. «Dove siamo? Dove vogliamo andare? Che fare?» sono gli interro gativi fondamentali cui non è possibile evitare di dare una risposta (pena il vanificarsi della speranza stessa di costruire il socialismo), quantunque estre mamente difficile e faticata essa sia. «L ’ unica via da percorrere — conclude Hobsbawm — è quella di una ricomposizione dell ’ unità tra teoria e prassi e l ’ unico mezzo per conseguire questo difficile risultato è quello di un ’ analisi concreta del mondo attuale, da condursi in stretta relazione con gli obiettivi della nostra lotta e con i compiti politici che ne derivano. Non vogliamo, non possiamo imporre le nostre speranze alla realtà. Vogliamo invece riuscire a stabilire come nella situazione concreta di oggi, che non è quella analizzata a suo tempo da Marx, da Lenin o da Gramsci, è possibile operare e lottare per salvare il mondo e il genere umano». Questa situazione richiama alla mente il «rovello» (Procacci) di Antonio Labriola, ossia l ’ inquieta consapevolezza che egli ebbe degli ineludibili com piti che la nuova realtà imponeva ai marxisti del suo tempo: era «necessario — come dice Renzo Martinelli nel suo contributo al volume in esame — af frontare lo studio delle “ novità reali ” , per mettersi in grado di superare una situazione nella quale appariva, tra la teoria e la pratica, tra le potenzialità della dottrina e la sua concreta applicazione, uno squilibrio così rilevante». L ’ impostazione era corretta, come giusta era l ’ indicazione della strada da battere, ma Labriola, al di là dei suoi indubbi meriti teorici, non riuscì, nell ’ ardito compito che si era dato — di pensare l ’ Italia con Marx — , ad an dare oltre ciò che possiamo leggere nel suo pur notevole abbozzo Da un seco

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