Problemi della transizione 1984

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

liberi. Non si può neppure dire che sono tutti egualmente non-liberi, dato che la nozione di «uguale» è una categoria quantitativa proprio come «più» o «meno». Per Marx la libertà è quindi assoluta e per questo meramente qualitativa. Ma che cos ’ è o che cosa può essere una libertà assoluta o meramente qualita tiva? In primo luogo libertà non significa «azione volontaria». Marx ha insistito in modo particolare sul carattere volontario delle azioni umane durante la «preistoria» della umanità. Già con le Tesi su Feuerbach insiste sulla sogget tività umana intesa come il più importante veicolo di sviluppo storico. Gli uomini fanno la propria storia, pur in presenza dei vincoli legati alle circo stanze storiche. Ma si deve tenere presente che tutte le volte che Marx fa rife rimento all ’ azione volontaria, alla soggettività, alla prassi umana, non iden tifica mai l ’ azione volontaria con la libertà. Per lui l ’ uomo ha creato la sua storia fino ad allora per propria iniziativa (aus freien stucken), non libera mente. In secondo luogo, in Marx libertà non significa libertà politica, soprattut to perché l ’ azione politica si attua sempre nel «corpo politico», nello Stato in altre parole. Ma la semplice esistenza dello Stato rende gli uomini non liberi. Non c ’ è qualcosa come uno «stato libero». L ’ «emancipazione umana», la strada maestra verso la libertà, non nasce per Marx dall ’ emancipazione po litica. La prima è piuttosto contrapposta alla seconda. L ’ emancipazione poli tica assicura agli uomini «le libertà» al plurale, ma non «la libertà». In terzo luogo libertà non significa indipendenza delle nazioni o di altre comunità umane. Questo non solo perché un popolo che opprime un altro popolo o nazioni che opprimono altre nazioni non possono essere liberi. Po tremmo per un momento immaginare un mondo in cui tutte le nazioni sono ugualmente indipendenti e nessuna nazione opprime un ’ altra nazione; que sto non sarebbe ancora il «regno della libertà» sognato da Marx. «L ’ umanità» che Marx aveva in mente non consiste di diverse nazioni o di differenti culture. Questa è concepita come l ’ associazione globale di indivi dui liberi in qualità di produttori. Quindi, perché si realizzi la libertà, devo no essere liberi gli individui e non la nazione (o la cultura). In quarto luogo la libertà non è identica, nonostante l ’ interpretazione vol gare, al «riconoscimento della necessità»: è stato Engels, non Marx, che ha introdotto la categoria hegeliana di libertà nella tradizione marxista. L ’ azio ne volontaria compiuta entro i vincoli della realtà storica può avere successo se si riconosce la necessità. Sappiamo però che l ’ azione volontaria non è an cora un ’ azione libera, non è l ’ azione di un uomo libero. Ad esempio nell ’ analisi del processo lavorativo, nei Manoscritti parigini come nel Capita le. Marx teneva per fermo che tanto la scelta dei fini quanto l ’ applicazione dei mezzi si fonda su di una appropriata conoscenza del processo materiale e dovrebbe portare ai risultati desiderati. La conoscenza appropriata del pro cesso materiale, il conseguimento di fini appropriati, ed anche la loro realiz zazione, non fa tuttavia del lavoratore una persona libera. In maniera inci dentale Marx ha anche fatto un ’ affermazione che lascia perplessi, ovvero che l ’ umanità non si propone mai un fine che non può realizzare. L ’ affermazione lascia perplessi in quanto l ’ umanità non si è mai proposta nessun fine, ed anche se sostituiamo ad «umanità» il termine «attori colletti vi», il giudizio è ancora innegabilmente falso. Indipendentemente dalla sua verità, facilmente confutabile, il messaggio dell ’ enunciato di Marx rimane

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