Problemi della transizione 1984

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

tri le sorti della società e ne vuole l ’ avanzamento. Il concetto di società dei produttori associati, in conclusione, non esprime la generica esigenza di assoggettare la produzione al dominio cosciente degli uomini, ma allude a un programma di sviluppo intensivo delle forze produt tive e persino a una centralità assiologica del lavoro nel sistema di vita. Marx stesso conviene che finché gli individui vengono riconosciuti essenzialmente nella loro qualità di lavoratori esistono vincoli alla realizzazione della libertà. Nel principio «a ciascuno secondo il suo lavoro» la logica (capitalistica) dello scambio continua a far valere le sue leggi. L ’ anarchia della produzione è su perata, cessano i privilegi della proprietà, ma gli individui non sono sottratti al dovere sociale di lavorare né trovano nel lavoro senz ’ altro un ’ espressione della loro personalità. 4. Per questa ragione egli nega, nel suo intervento sul programma di Go tha, che una tale condizione rappresenti la fase ultima del comuniSmo. Al di là di essa si profila, grazie allo sviluppo della scienza e della produzione, un ’ organizzazione sociale non più basata sul rigido calcolo delle prestazioni, capace di corrispondere ai bisogni differenziati degli individui e di consenti re la loro libera esplicazione nel lavoro. Cessa l ’ indifferenza dell ’ individuo rispetto al lavoro, che diviene per lui il «primo bisogno vitale», senza perdere d ’ altro lato il proprio carattere di mezzo di riproduzione della società. Que sto è il senso più alto che può essere assegnato alla «produzione sociale» 17 . Questa utopia del lavoro liberato — che Marx ribadisce con fermezza pro prio nel momento in cui i socialisti tedeschi sembravano non volersi spingere oltre l ’ obiettivo «realistico» dell ’ estensione a tutti del dovere di lavorare e la promessa che la società comunista avrebbe soddisfatto i bisogni «ragionevoli» di ognuno — era stata formulata originariamente negli anni ’ 40, da Moses Hess, in polemica con la concezione riduttiva di una «società di lavoratori», à la Weitling, che esponeva il comuniSmo alle critiche dei suoi oppositori libe rali. L ’ idea di libera attività che Hess aveva allora introdotto intendeva con giungere in unità lavoro e godimento. Ad essa si era attenuto anche Marx ne gli scritti filosofici degli anni 1844-46. In una società comunista sviluppata l ’ autoorganizzazione della vita umana rende superflua un ’ organizzazione dirigistica del lavoro: «Il lavoro, la società in generale — scriveva Hess in So- cialismus und Communismus (1843) — non devono essere organizzati, ma si organizzano da se stessi, in quanto ciascuno fa ciò che non può evitare di fare e tralascia ciò che non è in grado di fare. Ogni uomo ha gusto per una qualche attività, anzi per un ’ attività assai differenziata — e dalla moltepli cità delle libere inclinazioni o attività umane risulta l ’ organismo libero, non morto né artificiale ma vivente ed eternamente giovane, della libera società umana, delle libere occupazioni umane, che cessano qui di essere un “ lavo ro ” , che qui piuttosto sono completamente identiche con il godimento» 18 . Questo comuniSmo colto era riuscito così a scongiurare le implicazioni più pesantemente autoritarie delle prime rozze versioni della dottrina. Tuttavia esso non sfuggiva a nuove difficoltà. Stirner mise appunto in rilievo i rischi di un ’ integrazione dell ’ esistenza umana attorno a un lavoro soddisfacente (il

17 p. 32 e LineamentiX, cit., p. 119. 18 M. H ess , Socialismus und Communismus, in «Einundzwanzig Bogcn aus der Schwciz», hrsg. von G. Herweg, Zùrich und Winterthur, pp. 86 sg

74

Made with FlippingBook - Online catalogs