Problemi della transizione 1984

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

dono ai desideri soggettivi, seguendo il metodo del socialismo utopistico, ma di prendere atto dell ’ irrazionalità e dello spreco di risorse, anche umane, di un sistema sociale ormai improduttivo. Il marxismo «occidentale» ha però costantemente e giustamente richiama to l ’ attenzione sul fatto che per Marx il rapporto tra le forze produttive e le forme di relazione non è altro, com ’ egli afferma testualmente, che il rappor to tra queste ultime e l ’ attività degli individui 23 . La storia delle forze produt tive è la storia dello sviluppo degli individui stessi. L ’ individuo è la principa le forza produttiva. Sulla base di ciò si può ben dire che un sistema sociale diviene inorganico quando non corrisponde più ai bisogni sviluppati degli individui. L ’ accentuazione del momento soggettivo della consapevolezza dei propri bisogni da parte dei soggetti rivoluzionari ha portato ad elaborare una cultu ra e una politica comunista ben diversamente radicale rispetto a quella che presumeva di ricavare il senso del movimento storico dalla oggettività delle leggi economiche. Ma la singolarità della teoria marxiana sta nella pretesa di tenere insieme tutte e due le concezioni della contraddizione. All ’ interno di essa ci sono effettivamente elementi che autorizzano entrambi gli sviluppi, e, quel che più conta, non sono dati strumenti per dirimere la questione in un senso o nell ’ altro. L ’ ambiguità della mediazione dialettica consiste ap punto in questa indecidibilità. L ’ affermazione secondo cui la storia delle for ze produttive è la storia degli individui può essere letta nei due sensi. Da un lato lo sviluppo delle forze produttive non è altro che la storia delle manife stazioni degli individui, ma dall ’ altro la storia degli individui coincide con la trasformazione delle forze produttive sociali. Una trascendenza dell ’ indivi duo è fuori causa. 6. La teoria dell ’ individuo personale rappresentava, come abbiamo detto, la risposta di Marx alla sfida dell ’ «unico». Per Stirner una vera unione (Ver- eiri) degli individui richiedeva preliminarmente un ’ acutizzazione del con trasto che li divide, la rottura di ogni legame. Marx ribatte invece che l ’ uni cità, lungi dall ’ essere una condizione già ora godibile, è una conquista, che suppone il raggiungimento di un massimo di socialità. L ’ esame di questa polemica risulta molto istruttivo per l ’ argomento che ci interessa chiarire. È su questo terreno, credo, che possiamo farci un ’ idea di alcuni compiti attuali assai delicati di rinnovamento della teoria — necessariamente postmarxista. «La nostra debolezza — aveva scritto Stirner ne\V Unico — non sta nel con trasto che ci oppone agli altri, bensì nel fatto che non siamo completamente, cioè totalmente divisi da loro, ossia nel fatto che cerchiamo una “ comunità ” , un “ legame ” , nel fatto che ci facciamo un ideale della “ comunità ” ». Solo se il contrasto sarà «riconosciuto» in tutta la sua interezza, e ciascuno affermerà di essere unico dalla testa ai piedi, si cesserà di «dissimulare» il contrasto di fondo che oppone gli individui sotto contrasti secondari, quali quelli religio si (è questo l ’ esempio addotto da Stirner) o (potremmo aggiungere) di clas se. L ’ acutizzazione del contrasto costituisce in certo senso la sua vanificazione

23 «Il rapporto tra le forze produttive e la forma di relazioni è il rapporto tra la forma di relazioni e l ’ occupazione o l ’ attività degli individui» (m, P- 67).

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