Problemi della transizione 1984

La liberazione dell ’ umanità

degno di nota, in quanto Marx con la sua affermazione vuole indicare che l ’ umanità ha sempre riconosciuto la necessità. Ma, possiamo aggiungere, l ’ umanità non è mai stata libera. L ’ auto-liberazione del proletariato può es sere allora l ’ atto del «riconoscimento della necessità» ma proprio per questa ragione non è ancora un atto libero. Solo quando l ’ atto è libero il risultato può essere la libertà. Tuttavia, se il concetto marxiano di libertà non è né identico ad «azione volontaria», né identico a libertà politica, né ad indipendenza nazionale o al riconoscimento della necessità, con che cosa ha allora a che fare la libertà? Ne abbiamo definito tre caratteristiche: la libertà è soltanto qualitativa e assolu ta, riguarda gli individui ed esclude qualsiasi forma di necessità o di costri zione. Marx aggiunge però a questo elenco una quarta preminente definizio ne di libertà: lo sviluppo di tutte le facoltà e le capacità di ogni individuo. Questa definizione generale, è interessante notarlo, non è stata formulata solo da Marx. John Stuart Mill, contemporaneo di Marx e figura di primo piano del liberalismo che Marx disprezzava (e non senza qualche giustifica zione) giungeva esattamente alla stessa conclusione. Quindi la formula: «lo sviluppo di tutte le capacità e facoltà individuali» proviene dalla tradizione del liberalismo. Marx ha trasformato il liberalismo nel radicalismo ponendo la questione: in quali condizioni è possibile il libero sviluppo di tutte le fa coltà e capacità umane di tutti gli individui? Ha risposto alla domanda in questo modo: è possibile solo in una società (o in un «regno») libero da qual siasi tipo di vincoli e di necessità. La libertà del comuniSmo di Marx è la libertà del liberalismo realizzata pienamente e per tutti. Quali sono i vincoli dai quali l ’ umanità (tutti gli individui umani) devono essere liberati al fine di essere assolutamente liberi? Lo sviluppo delle forze produttive è la variabile indipendente della storia umana. La produzione rappresenta il metabolismo che avviene fra la società e la natura. Le forze produttive definiscono le relazioni umane e, fra queste, in primo luogo i rapporti di produzione. Le relazioni interumane dipendono dalle nostre re lazioni con la natura. Questa è una triplice dipendenza. In primo luogo lo sviluppo delle forze produttive è un processo quasi naturale in quanto non riguarda la nostra vo lontà. Così noi facciamo il mondo ma non possiamo cambiarlo. In secondo luogo la ricchezza creata da questo processo non può essere de gli individui creatori della ricchezza sociale in quanto la ricchezza è cristalliz zata in una forma di potere e di proprietà (collettiva o privata). In terzo luo go le forze produttive sono sottosviluppate in relazione ai bisogni umani che esigono o potrebbero esigere di essere soddisfatti: ne risulta che la scarsità li mita le possibilità umane. Si sa che Marx si diede pena di dimostrare che, grazie all ’ industria manifatturiera capitalistica, la scarsità potrebbe essere fa cilmente messa al bando dalla sua epoca; si trattava di una necessità ma era sostenuta dai soli rapporti produttivi capitalistici. Questi rapporti devono essere cambiati e devono essere cambiati in un modo abbastanza diverso rispetto a qualsiasi precedente trasformazione ri sultante dal conflitto fra forze produttive e rapporti di produzione. Poiché la scarsità è stata il vincolo dominante, l' abbondanza eliminerebbe sia questo sia ogni altra costrizione. Nella condizione di abbondanza, la produzione cessa di essere un processo quasi naturale, le relazioni sociali assumono una funzione di guida e gli uomini controlleranno completamente il metaboli

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