Problemi della transizione 1984
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
terpretazione marxiana infatti l ’ unico è solo il risultato di un processo di mu tamenti strutturali, o quanto meno si forma nel corso di essi, secondo l ’ inse gnamento della terza tesi su Feuerbach, che afferma l ’ unità «dialettica» del mutamento di sé e delle circostanze. Nel corso della lotta gli individui devo no attenersi alle loro opposizioni particolari. Ciò significa che il luogo crucia le del contrasto è il ruolo che l ’ individuo occupa oggettivamente nella vita sociale e non la sua identità e coscienza privata. In politica la responsabilità personale delle scelte passa in secondo piano rispetto alla difesa dell ’ unità della classe. Manca in generale una chiara affermazione dell ’ io come centro coordinatore delle proprie esperienze e propulsore del mutamento. L ’ an nuncio della novità materialistica del condizionamento sociale delle attività spirituali, disconosciuto dagli ideologi tedeschi, conduce a una secca svaluta zione dei movimenti di riforma della coscienza, almeno in quanto siano se parati da un ’ attiva prassi di trasformazione (militanza politica). In particola re si avverte una scarsa considerazione per l ’ efficacia che l ’ etica dell ’ abnega zione ha storicamente avuto nel modellare le personalità, e per l ’ urgenza di un cambiamento culturale che intacchi convinzioni consolidatesi nel corso di millenni. Anche nella prospettiva della società comunista realizzata l ’ affermazione di sé continua ad essere collegata alla solidarietà e al radicamento in un con testo (Zusammenhang) piuttosto che alla differenziazione. L ’ io è ancora un ’ espressione dell ’ essenza umana. Questa categoria feuerbachiana viene reinterpretata materialisticamente come l ’ insieme dei rapporti sociali, ma non abbandonata. Il supposto «isolamento» dell ’ egoista è visto come una grave minaccia — non solo per le sorti del movimento comunista, ma anche per l ’ identità dell ’ uomo nuovo. Egoista rimane per antonomasia il mondo borghese 28 . Ora la peculiarità della posizione di Stirner, che precorre sotto questo ri guardo Nietzsche, consisteva invece proprio nell ’ aver identificato come ca ratteristica dominante della cultura cristiano-borghese lo spirito di sacrificio e la dedizione a ideali di ogni genere. Nessuna rivoluzione delle istituzioni può esonerare l ’ io dal riprendere se stesso da questa opprimente soggezione. Anzi solo la rivolta esistenziale dell ’ io può produrre, come conseguenza, mutamenti non superficiali delle istituzioni. Solo un soggetto libero inte riormente, che ridisegni i propri rapporti con il mondo esterno, rifiutando obbedienza ai poteri costituiti, è capace di dare origine a istituzioni nuove. Stirner è assolutamente convinto che la semplice negazione del riconosci mento, cioè la delegittimazione, comporti una modificazione degli assetti di potere 29 . Oggi queste idee riaffiorano. La posizione di classe è sempre più difficile
dei singoli, cioè un emergere ribellandosi, senza preoccuparsi delle istituzioni che ne dovrebbero conseguire» (Der Einzige , cit., p. 422; trad. it. cit., p. 330).
28 Per una più circostanziata analisi dei rapporti che l ’ etica marxista ha rispettivamente con l ’ u manesimo di Feuerbach e con l ’ individualismo stirneriano rinvio al mio L ’ egoismo e l'abnega zione. L'itinerario etico della sinistra hegeliana e il socialismo , Angeli, Milano 1983. 29 «La rivoluzione consiste in un rovesciamento della condizione sussistente o status, dello Stato o della società, ed è perciò un ’ azione politica e sociale: la ribellione {Empòrung') porta certo, co me conseguenza inevitabile, al rovesciamento delle condizioni date, ma non parte di qui, bensì dall ’ insoddisfazione degli uomini verso se stessi, non è una levata di scudi, ma un soU ’ evamento
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